La classifica Forbes incorona Giancarlo Devasini, il signore delle criptovalute socio della Juventus, come l’uomo più ricco d’Italia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’edizione 2026 della classifica dei miliardari stilata da Forbes ha ufficialmente un nuovo nome in cima alla lista italiana, e si tratta di un’ascesa che ridisegna le gerarchie del patrimonio nazionale, proiettando il mondo della finanza digitale al di sopra dei tradizionali imperi industriali. Giancarlo Devasini, co-fondatore e direttore finanziario di Tether, il colosso mondiale delle stablecoin, ha visto la sua ricchezza stimata balzare a quota 89,3 miliardi di dollari, una cifra che non solo lo pone al vertice assoluto in Italia ma gli vale anche il ventiduesimo posto nella graduatoria globale dei paperoni. Si tratta di un vero e proprio sorpasso storico, considerando che polverizza i patrimoni di chi, fino a ieri, occupava i gradini più alti del podio: Giovanni Ferrero, il re della Nutella, segue ora al secondo posto con 48,8 miliardi, mentre Andrea Pignataro, fondatore di Ion Group, scivola al terzo con 42,6 miliardi di dollari.

La scalata di Devasini, che con i suoi soci ha costruito un impero nel settore delle criptovalute, rappresenta un terremoto silenzioso ma potentissimo nel panorama della ricchezza tricolore. Il suo patrimonio, più o meno il doppio di quello del secondo classificato, testimonia la vertiginosa crescita di Tether, emittente della valuta digitale pià diffusa al mondo, e segna il definitivo ingresso prepotente della nuova economia tech nei salotti buoni della finanza classica. Accanto a lui, del resto, un altro volto noto del medesimo ecosistema si fa largo nella top five: Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether e volto pubblico dell’azienda, conquista il quarto posto con un patrimonio stimato in 38 miliardi di dollari, dimostrando la forza collettiva di un gruppo che ha letteralmente cambiato le regole del gioco.

Dietro questi numeri da capogiro, però, c’è anche una storia che intreccia la finanza globale con una delle passioni sportive più radicate del Paese. Tether, infatti, non è soltanto un gigante delle cripto, ma anche un azionista di primo piano della Juventus Football Club. Dopo l’ultimo aumento di capitale da cento milioni di euro, concluso a cavallo tra il 2025 e il 2026, la società con sede in El Salvador ha consolidato la sua partecipazione nel club bianconero, detenendo stabilmente l’11,527% del capitale sociale, una quota che la conferma come secondo azionista alle spalle di Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann. La partecipazione all’aumento, con la sottoscrizione di oltre quattro milioni di nuove azioni, ha permesso a Tether di mantenere inalterato il proprio peso specifico, facendo anzi lievitare lievemente i diritti di voto dal 7,039% al 7,297%.

Questa presenza sempre più ingombrante nell’azionariato juventino, d’altra parte, aveva già avuto un precedente clamoroso pochi mesi fa, quando le ambizioni del colosso delle criptovalute si erano spinte ben oltre il ruolo di socio di minoranza. Lo scorso dicembre, Tether aveva formalizzato un’offerta pubblica d’acquisto non richiesta per rilevare l’intera quota di Exor, proponendo un corrispettivo di 2,66 euro per azione che valutava l’operazione complessiva intorno a 1,1 miliardi di euro, con la promessa di ulteriori investimenti nel club. Una mossa che, se accettata, avrebbe stravolto gli equilibri della Continassa, ma che si era infranta contro il muro del consiglio di amministrazione di Exor, il quale aveva respinto all’unanimità la proposta, ribadendo con fermezza la volontà di mantenere saldo il legame storico con la società.

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