Sinner macina l’ennesimo record: a Madrid è già caccia al pokerissimo
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Redazione Sport
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La terra battuta della Caja Magica, storica struttura situata nella capitale spagnola e da sempre palcoscenico di sfide dall’altissima densità tecnica, ha consegnato l’ennesimo verdetto scontato ma non per questo meno impressionante. Jannik Sinner, numero uno al mondo indiscutibile del ranking Atp, ha liquidato la pratica Elmer Moller in un’ora e diciotto minuti di gioco, rifilando al danese – classe 2004 e promosso dalle qualificazioni – un doppio 6-2, 6-3 che non lascia spazio a repliche. Un passaggio a vuoto nel settimo game del primo parziale, quando l’altoatesino ha concesso la controprovvisorione a un avversario che fino a quel momento aveva raccolto solo briciole, è stato l’unico, flebile segnale di cedimento in una prestazione altrimenti trascinata da un ritmo implacabile.
L’assalto alla storia e i fantasmi del passato sulla terra
Se il risultato appare scontato sulla carta – il 22enne di Aarhus occupa la 169esima posizione mondiale, distante anni luce dal livello del tennista che ha appena incassato 23 vittorie consecutive nei Masters 1000 –, lo scenario che si apre davanti a Sinner ha invece i contorni dell’eccezionalità. L’azzurro, infatti, non si limita a vincere: insegue un primato che neppure mostri sacri come Novak Djokovic e Rafa Nadal sono riusciti a centrare. Imponendosi a Parigi-Bercy lo scorso ottobre e trascinando quella furia vincente fino ai trionfi di Indian Wells, Miami e Montecarlo nel 2026, Jannik si è presentato a Madrid con quattro sigilli consecuti nel carniere; servirebbe il quinto, domenica prossima, per entrare da solo in un club che fino a ieri sembrava riservato ai soli due fuoriclasse appena citati, entrambi fermi a quota quattro. Nessuno, dall’istituzione della categoria nel 1990, era mai riuscito a infilare una sequenza del genere.
Musetti, la sofferenza necessaria e l’ostacolo Lehecka
Non altrettanto lineare, va detto, il cammino dell’altro italiano in lizza nel tabellone maschile. Lorenzo Musetti, attuale numero 9 del mondo e finalista dodici mesi fa proprio nella tana della “Caja Magica”, ha dovuto ricorrere a una prova di carattere per liberarsi dell’ostico Tallon Griekspoor. Il carrarino, che difendeva i prestigiosi punti della semifinale dell’edizione precedente, ha chiuso con un perentorio 6-4, 7-5, ma il punteggio finale racconta solo in parte le difficoltà incontrate: decisivo, nel secondo set, un break strappato all’olandese nel corso dell’undicesimo game che ha spento sul nascere i tentativi di rientro dell’avversario. Ora, sulla strada dell’azzurro verso i quarti, si frappone il ceco Jiri Lehecka – già artefice dell’eliminazione di Alex Michelsen in due set – e il duello si preannuncia equilibrato e ad alta intensità.
La rarefazione dell’aria e la gestione delle energie
Chi scrive ha avuto modo di osservare, nel corso di questi giorni madrileni, come l’altitudine – circa 650 metri sul livello del mare – sia un fattore che i giocatori in campo sono costretti a metabolizzare più delle altre variabili. La pallina, in queste condizioni, viaggia più velocemente e il controllo della traiettoria diventa un esercizio di equilibrismo costante. Sinner, dopo l’esordio traballante contro Bonzi dove aveva perso il primo set per poi rimontare in due ore e venti minuti, ha dimostrato di aver compiuto i giusti aggiustamenti. Contro Moller, il margine di errore si è ridotto drasticamente; l’altoatesino ha spezzato l’inerzia nel quarto gioco della prima frazione e non si è più voltato indietro, gestendo il servizio con percentuali altissime e alternando variazioni di ritmo che hanno spesso spiazzato il giovane rivale danese.




