Audi Nuvolari, l’ibrida da 1.001 cavalli che sostituisce la R8

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Ingolstadt ha rotto gli indugi, e lo ha fatto nel modo più fragoroso possibile, presentando una vettura che, a conti fatti, non è solo l’erede spirituale della R8, ma una dichiarazione di intenti tecnici senza precedenti per la Casa dei quattro anelli. La nuova Audi Nuvolari, svelata come un prototipo ormai prossimo alla versione definitiva, è una supercar ibrida plug-in le cui specifiche tecniche – parliamo di 1.

001 CV di potenza complessiva – la proiettano direttamente nell’olimpo delle hypercar contemporanee, sfidando apertamente le concorrenti con un'architettura che combina un V8 biturbo da 4 litri a tre motori elettrici. La produzione, limitatissima a soli 499 esemplari, ne sottolinea l’esclusività, mentre le prime consegne sono attese nella prima metà del 2027, segnando il ritorno del marchio a un segmento che sembrava aver accantonato dopo l’addio della sua precedente sportiva.

Un nome, un programma: da Tazio Nuvolari alla tecnologia di Maranello

Non è certo un caso, questo bisogna dirlo subito, se il nome scelto è quello del “Mantovano Volante”. Tazio Nuvolari, figura mitologica del motorsport del Novecento, incarna quel coraggio e quell’ostinazione agonistica che il reparto tecnico di Ingolstadt, guidato dal CTO Rouven Mohr, ha cercato di trasfondere in acciaio, alluminio e fibra di carbonio.

Audi aveva già omaggiato il campione nel lontano 2003 con la concept Nuvolari quattro, ma quella era una gran turismo; questa, invece, è una belva da pista omologata per strada, che calca un terreno – quello delle ibride ad alte prestazioni – dove il confronto con la tecnologia derivata dalla Formula 1 diventa imprescindibile.

La vettura, nata da un progetto top secret sviluppato in appena un anno e mezzo, è la prima a beneficiare del know-how acquisito dal brand nel Circus, specialmente per quanto riguarda l’aerodinamica attiva e la gestione dell’energia, riuscendo nell’impresa di mantenere l’asticella del peso al di sotto dei 1.800 kg nonostante la complessità del powertrain.

Se la meccanica, lo diciamo chiaramente, tradisce una parentela strettissima con la Lamborghini Temerario – condividendone l’architettura di V8 biturbo capace di toccare i 10.000 giri e i tre motori elettrici a flusso assiale – la messa a punto è però squisitamente tedesca.

Sotto la scocca in alluminio e la carrozzeria monolitica in fibra di carbonio, troviamo la nuova generazione della trazione integrale "quattro predictive ride": un sistema che, elaborando i dati in tempo reale di accelerazione, angolo di sterzo e aderenza, ripartisce la coppia in modo predittivo sia tra i due assi sia, novità assoluta, tra le singole ruote.

Due unità elettriche lavorano indipendentemente sull’avantreno, permettendo un torque vectoring di una precisione chirurgica, mentre il terzo motore è posizionato tra il V8 e il cambio, colmando i vuoti di coppia tipici dei turbomotori.

Prestazioni da hypercar e l’incognita della versione aperta

E i numeri, come è facile intuire, sono da capogiro, se non altro perché ci raccontano di uno 0-100 km/h coperto in 2,6 secondi e una velocità massima che supera abbondantemente i 350 km/h, con un passaggio da 0 a 200 km/h liquidato in soli 6,8 secondi.

L’aerodinamica attiva, ispirata alle monoposto di F1, gioca un ruolo decisivo in questo contesto: l’alettone posteriore a scomparsa può attivare una funzione DRS (Drag Reduction System) azionabile direttamente dal volante per ridurre la resistenza all’avanzamento sui rettilinei, oppure dispiegarsi per generare un carico aerodinamico superiore ai 400 kg in configurazione "High Downforce", assicurando una stabilità mostruosa in percorrenza di curva.

I freni, altro capitolo fondamentale, sono dei carboceramici gestiti da un sistema brake-by-wire con dischi anteriori da 420 mm, capaci di assorbire una potenza energetica paragonabile a quella delle vetture del circus.

Resta da capire, e qui arriviamo a una delle poche note di mistero che circondano questo progetto, se il ventaglio di offerte si amplierà ulteriormente. Audi, stando a quanto filtra dalle interviste ai vertici, non ha detto la sua ultima parola: la produzione è fissata in 499 esemplari per la coupé, ma la Casa starebbe già lasciando intendere la possibilità di un seguito in versione aperta, una sorta di Nuvolari Spyder che seguirebbe le orme della cugina Temerario.

Naturalmente, trattandosi di un progetto tanto ambizioso quanto costoso – si parla di una base d’asta che dovrebbe aggirarsi intorno ai 600.000 euro – la produzione di una versione senza tetto sarebbe ancora più limitata e riservata a una cerchia ristrettissima di collezionisti, segnando per Audi un ritorno nel segmento più alto del mercato dopo anni di onorato servizio nelle derivate RS.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.