Audi Nuvolari, la belva ibrida da 1.001 cavalli che parla italiano (e sfida il futuro senza rinnegare il passato)
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Redazione Scienza e Tecnologia
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A pochi mesi dal debutto in Formula 1, il marchio dei Quattro Anelli ha rotto gli indugi svelando la Nuvolari, un’auto che, come suggerisce il nome scelto per l’occasione, intende fare la storia esattamente come il "Mantovano Volante" negli anni Trenta del secolo scorso. Prodotta in una tiratura limitatissima di soli 499 esemplari – le cui consegne, è stato confermato, prenderanno il via nella prima metà del 2027 – questa supercar rappresenta un manifesto tecnologico che, pur abbracciando l’elettrificazione, non rinuncia alla violenza sonora di un V8.
Si tratta, a tutti gli effetti, della vettura di serie più potente e veloce mai realizzata dalla casa di Ingolstadt, forte di una potenza complessiva di 1.001 CV e di una velocità massima che supera abbondantemente i 350 km/h.
L’anima Lamborghini e il DNA della Formula 1
Sotto il cofano, o meglio, in posizione centrale posteriore, batte un cuore italico che non tradisce le aspettative: il sistema ibrido plug-in ad alte prestazioni condivide l’architettura di base con la Lamborghini Temerario, sebbene i tecnici Audi ne abbiano estratto una potenza superiore. Il propulsore è un 4.0 litri V8 biturbo capace di raggiungere i 10.000 giri al minuto – una soglia da hypercar – coadiuvato da tre motori elettrici a flusso assiale che erogano 150 CV ciascuno. Due di questi agiscono sull’asse anteriore garantendo una coppia mostruosa di 2.
150 Nm, mentre il terzo è posizionato tra il motore termico e il cambio. Ne deriva un sistema totale da 736 kW (1.001 CV) che, come hanno spiegato i diretti interessati, attinge a piene mani dal bacino di conoscenze acquisito dalla F1, sia per la gestione dell’energia che per l’aerodinamica attiva.
Prestazioni da hypercar e tecnica predittiva
I numeri, in casi come questo, parlano da soli e lasciano poco spazio all’immaginazione. La Nuvolari scatta da 0 a 100 km/h in appena 2,6 secondi, un lasso di tempo talmente breve da risultare quasi incomprensibile, e raggiunge i 200 km/h in 6,8 secondi. A rendere gestibile questa furia ci pensa la nuova generazione della trazione integrale "quattro", ribattezzata "predictive ride": un sistema che, analizzando i dati di sterzo, accelerazione e aderenza in tempo reale, predice la perdita di grip e distribuisce la coppia in modo variabile tra i due assi e perfino tra le singole ruote.
Una menzione a parte merita il corpo vettura: per la prima volta su un'Audi di serie, il telaio in alluminio (l'ASF, Audi Space Frame) viene rivestito da una carrozzeria monolitica interamente in fibra di carbonio, una scelta drastica che, unita all’impianto frenante brake-by-wire derivato dalla competizione, eleva la sportività a un livello mai toccato prima dal brand.
L’emozione del CEO e un omaggio all’Italia
A osservarla – o meglio, a dichiararlo ufficialmente – è stato Gernot Döllner, ceo di Audi, il quale non ha nascosto un certo trasporto emotivo nel presentare quella che ha definito “l’auto dei sogni”. La scelta del nome, è evidente, non è casuale: Tazio Nuvolari, leggenda delle corse che vinse tutto alla guida delle Auto Union, diventa così il nume tutelare di questa sportiva ibrida, mentre il design firmato da Massimo Frascella ne scolpisce le forme.
Al di là del sentimentalismo, resta il dato industriale di un’operazione che, pur guardando al futuro (l’ibrido, in questo segmento, è ormai l’unica strada percorribile per avere successo), non ha voluto rinunciare a un tributo esplicito alle proprie radici, trasformando una partnership tecnica con i cinesi – menzionata dai vertici – e un motore lamborghiniano in un’opera d’arte meccanica destinata a pochi eletti.




