Belgrado, la protesta che scuote Vucic: tensioni, armi sonore e un mea culpa inatteso
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Sabato scorso, il centro di Belgrado è diventato il palcoscenico di una delle più grandi manifestazioni anti-governative degli ultimi anni, con oltre mezzo milione di persone scese in piazza per contestare il presidente serbo Aleksandar Vucic. La protesta, nata come movimento studentesco, ha assunto dimensioni imponenti, trasformandosi in un coro unanime di dissenso contro la corruzione e le politiche del governo. Nonostante l’atmosfera inizialmente pacifica, la situazione è degenerata quando alcuni provocatori, mescolatisi tra i manifestanti, hanno iniziato a lanciare oggetti come lattine di birra e bottiglie contro le forze dell’ordine, scatenando scontri che hanno lasciato 56 feriti.
Tra le accuse più gravi rivolte alle autorità c’è l’uso presunto del cannone LRAD, un’arma acustica militare capace di emettere onde sonore fino a 160 dB, in grado di causare dolore acuto, disorientamento e potenziali danni permanenti all’udito. Diversi video circolati sui social mostrano la folla disperdersi all’improvviso, mentre alcuni manifestanti hanno denunciato l’impiego di questa tecnologia. Il governo, tuttavia, ha smentito categoricamente l’uso di tali dispositivi, definendo le accuse come “fake news”.
La protesta non è stata solo un momento di rabbia collettiva, ma anche un’occasione per ricordare le vittime del crollo parziale del tetto della stazione ferroviaria di Novi Sad, avvenuto lo scorso novembre. Durante la manifestazione, i partecipanti hanno acceso le torce dei loro telefonini in un omaggio silenzioso di 15 minuti, uno per ciascuna delle 15 persone morte nel tragico incidente. Quel disastro, attribuito a negligenza e corruzione, è stato la miccia che ha acceso le rivolte studentesche, trasformandole in un movimento di portata nazionale.
Di fronte a questa marea umana, Vucic ha fatto un passo inaspettato, ammettendo pubblicamente la necessità di un cambiamento. «Abbiamo capito il messaggio», ha dichiarato il presidente, riconoscendo che quando un numero così elevato di cittadini si raduna per protestare, chi è al potere non può ignorare il malcontento. Pur senza entrare nei dettagli, Vucic ha aperto alla possibilità di elezioni anticipate e referendum, segnando una svolta nel suo approccio alla crisi.
Intanto, il clima di tensione non accenna a placarsi. Le proteste, che hanno bloccato il paese per quattro mesi consecutivi, hanno già avuto un impatto significativo sull’economia serba, contribuendo a un calo del Pil. La “Primavera di Belgrado”, come è stata ribattezzata, sembra destinata a continuare, mentre il governo cerca di trovare un equilibrio tra repressione e dialogo.




