Belgrado, la piazza sfida Vucic: centomila in strada, la repressione non ferma la protesta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Serbia è tornata a infiammarsi, con una nuova ondata di proteste che ha riempito le strade di Belgrado e riacceso lo scontro tra il governo e una cittadinanza sempre più stanca di corruzione e malaffare. Oltre centomila persone, sabato, hanno invaso il centro della capitale per chiedere a gran voce le dimissioni dell’esecutivo e elezioni anticipate, in quella che è diventata la più imponente mobilitazione degli ultimi anni. Una richiesta che Aleksandar Vučić ha respinto senza esitazione, rispondendo con un giro di vite che ha trasformato la protesta in un braccio di ferro tra repressione e disobbedienza civile.

La polizia, lunedì, ha smantellato i blocchi stradali eretti dai manifestanti, dopo gli arresti di decine di persone avvenuti sabato durante la grande marcia. Studenti, attivisti e persino anziani sono finiti nel mirino delle forze dell’ordine, in una serie di cariche che non hanno però scoraggiato la determinazione di chi continua a riempire le piazze. Barricate improvvisate e cortei spontanei si moltiplicano, mentre la gendarmeria cerca di riprendere il controllo di una situazione sempre più tesa.

Dietro la crisi serba, c’è anche lo zampino di Mosca. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha fatto sapere che la Russia sostiene Vučić, auspicando che la situazione si normalizzi «nel rispetto della Costituzione» e avvertendo l’Occidente contro qualsiasi tentativo di appoggiare quelle che ha definito «rivoluzioni colorate». Un messaggio che suona come un endorsement politico al presidente serbo, da anni alleato di Vladimir Putin, e che rischia di inasprire ulteriormente gli animi in un Paese dove il malcontento verso il governo cresce da mesi.

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