Belgrado in rivolta: 100mila in piazza contro Vucic e la corruzione
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Redazione Esteri
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Belgrado, capitale della Serbia, è oggi teatro di una delle più imponenti manifestazioni antigovernative degli ultimi anni. Oltre 100mila persone, secondo le stime del ministero degli Interni, hanno invaso le strade della città per protestare contro il governo di Aleksandar Vucic, accusato di corruzione, autoritarismo e controllo sui media. La folla, composta da cittadini di ogni età e provenienza, ha trasformato la piazza del parlamento in un simbolo di resistenza, chiedendo a gran voce un cambiamento radicale.
La protesta, che ha visto la partecipazione di studenti, operai, contadini e intere famiglie, è stata caratterizzata da un’atmosfera quasi festosa, ma carica di determinazione. Molti sono arrivati da altre città, come Nis e Kragujevac, alcuni in bicicletta, altri a bordo di trattori ancora sporchi di terra, portando con sé libri, passeggini e persino torte preparate dalle nonne. Un mosaico umano che ha unito generazioni e professioni diverse sotto un unico obiettivo: dire basta a un sistema considerato oppressivo e corrotto.
I manifestanti, scandendo slogan come «Basta con la corruzione, vattene!», hanno marciato per le strade della capitale, accompagnati dal suono dei fischietti e dalle luci dei fari accesi, simbolo di una Serbia che chiede aiuto. Le richieste sono chiare: una magistratura indipendente, una stampa libera dal controllo governativo e il rispetto dello stato di diritto. Nessuna bandiera europea in vista, solo volti giovani e determinati che reclamano un futuro diverso, lontano dall’insicurezza e dall’emigrazione forzata che molti vedono come l’unica via d’uscita.
La protesta, che si inserisce in un contesto di malcontento crescente, non è un evento isolato. Negli ultimi mesi, infatti, il governo di Vucic è stato al centro di numerose critiche per il suo presunto autoritarismo e per la gestione opaca delle risorse pubbliche. Le accuse di corruzione, spesso legate a scandali che hanno coinvolto esponenti di primo piano dell’esecutivo, hanno alimentato il risentimento popolare, portando migliaia di persone a scendere in piazza.
La manifestazione di oggi rappresenta un punto di svolta, non solo per la sua dimensione, ma anche per la sua composizione. Non si tratta di una protesta organizzata da un singolo partito o movimento, ma di un’esplosione spontanea di rabbia e speranza, che ha unito cittadini comuni provenienti da ogni angolo del Paese. Un segnale forte, che potrebbe avere ripercussioni significative sul futuro politico della Serbia, anche se per ora il governo non ha mostrato segni di cedimento.




