Zelensky cerca scudi in Europa mentre Trump spinge per concessioni territoriali
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Redazione Esteri
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All'alba del millletrecentottantacinquesimo giorno di guerra, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha intrapreso una nuova, serrata maratona diplomatica, la cui ultima tappa lo ha condotto oggi a Roma, dove ha incontrato Papa Leone e successivamente la premier Giorgia Meloni. Questo intenso giro di consultazioni, che ha incluso anche Londra e Bruxelles, si configura come una risposta chiara alle crescenti pressioni provenienti da Washington, dove il presidente Donald Trump ha pubblicamente definito "deludente" l'approccio negoziale di Kiev, spingendo affinché si arrivi rapidamente a un accordo che, stando alle indiscrezioni, comporterebbe significative concessioni territoriali per l'Ucraina. Zelensky, che proprio oggi avrebbe dovuto inviare alla Casa Bianca una bozza rivista del piano di pace, tenta così di tessere una rete di sostegno continentale, cercando di rafforzare quel fronte unitario che gli europei, almeno a parole, continuano a promettergli.
Il giro europeo per costruire un argine
La strategia del leader di Kiev, che lo ha portato a confrontarsi con i primi ministri britannico Keir Starmer e italiano Giorgia Meloni, con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e con il presidente francese Emmanuel Macron, mira esplicitamente a creare un solido argine politico-diplomatico. L'obiettivo, peraltro non dichiarato ma evidente, è quello di mediare una posizione comune da opporre alla spinta statunitense per una conclusione rapida del conflitto, una spinta che Kiev teme possa tradursi in una pace imposta e svantaggiosa. L'incontro con i vertici Nato e Ue a Bruxelles, dove ha parlato con il segretario Mark Rutte e con i presidenti della Commissione e del Consiglio europeo, Ursula von der Leyen e Antonio Costa, è servito proprio a ribadire, da entrambe le parti, l'importanza di una linea coordinata, sebbene le concrete vie per conseguirla restino oggetto di discussione.
Le parole di Meloni e il sostegno del Papa
Nel bilaterale romano, tenutosi a Palazzo Chigi nel primo pomeriggio, Giorgia Meloni ha sottolineato come l'unità tra europei e Stati Uniti rimanga "un elemento imprescindibile", una dichiarazione che, se da un lato riconosce il ruolo centrale di Washington, dall'altro implicitamente ribadisce la necessità che la voce di Kiev non venga soffocata nelle trattative. Poche ore prima, l'udienza in Vaticano con Papa Leone si era concentrata, come riferito da fonti vicine, sulla "ricerca di una pace giusta", un dialogo che, al di là degli aspetti spirituali, conferisce ulteriore peso politico e morale alla posizione ucraina in un momento di estrema delicatezza. Questi appuntamenti, nel loro insieme, servono a Zelensky per accumulare capitale politico internazionale, mostrando di non essere isolato e di godere di ampio sostegno, almeno sul versante europeo.
La proposta Ue sugli asset russi e il quadro d'insieme
Parallelamente al sostegno politico, l'Unione Europea lavora per innalzare il costo del conflitto per Mosca. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha infatti assicurato che la proposta comunitaria sull'utilizzo degli asset russi bloccati "aumenterà il costo della guerra per la Russia", fornendo nel contempo risorse cruciali per Kiev. Questo strumento finanziario, unito agli impegni per il rafforzamento militare discussi a Bruxelles, rappresenta il lato concreto del "quadrato" che l'Ue dichiara di fare attorno all'Ucraina. L'intera architettura diplomatica costruita in queste ore da Zelensky, che qualcuno ha definito l'asse dei "Volenterosi", punta dunque a bilanciare la pressione negoziale statunitense, cercando di garantire che qualsiasi futura trattativa si svolga da una posizione di forza negoziale il meno svantaggiosa possibile per il paese invaso.




