De Niro a Roma, tra la Lupa e la sfida a Trump

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Robert De Niro, vestito di un pacato marrone, ha ritrovato a Roma, città che considera una seconda casa, il suo piglio più combattivo. L’attore, che da anni conduce una battaglia personale e pubblica contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha infatti colto l’occasione della sua visita per lanciare un appassionato appello, trasformando l’inaugurazione del suo Nobu Hotel & Restaurant in Via Veneto in una tribuna politica. “Ora riprendiamoci l’America”, ha dichiarato con veemenza, riferendosi alla recente vittoria elettorale di Zohran Mamdani, nuovo sindaco di New York, un evento che, a suo dire, dimostra come l’impegno e la mobilitazione possano effettivamente produrre un cambiamento tangibile. Un entusiasmo, il suo, che per intensità ha quasi surclassato l’importanza dell’apertura del primo albergo della catena in Italia, segnando così una giornata dove gli affari e l’ideologia hanno proceduto di pari passo.

Un riconoscimento nell'ombra del lutto

Prima dei bagliori della Dolce Vita e dei discorsi sulla politica americana, De Niro ha vissuto un momento di grande solennità istituzionale in Campidoglio, dove gli è stata conferita la Lupa Capitolina, la massima onorificenza della Capitale. La cerimonia, però, si è svolta a porte chiuse, in un clima volutamente sobrio e riservato, per rispettare il lutto cittadino seguito al tragico crollo della Torre dei Conti. Questa circostanza, che ha imposto un tono dimesso ai festeggiamenti, ha aggiunto un layer di profondo rispetto a un evento che altrimenti avrebbe potuto assumere contorni più spettacolari, sottolineando come la vita della città, con le sue gioie e i suoi dolori, proceda indipendentemente dalle visite delle star internazionali.

Lo sguardo sulla "Hollywood sul Tevere"

Affacciato dalla terrazza del Campidoglio, l’attore ottantaduenne ha poi dato spazio a un’altra delle sue grandi passioni: il cinema e il suo legame indissolubile con Roma. Con il cellulare in mano per immortalare la vista, ha intrattenuto una conversazione con il sindaco Roberto Gualtieri, rievocando i fasti di quando la città era conosciuta come “Hollywood sul Tevere”. Un’epoca, quella, in cui non solo si realizzavano pellicole negli studi di Cinecittà, ma le stesse strade e piazze diventavano set naturali, contribuendo a scrivere la storia della settima arte. Quel fascino, quell’atmosfera unica, sono stati da lui indicati come elementi ancora vivi e capaci di attrarre, un patrimonio da custodire con cura.

L'impegno che supera la finzione

La giornata romana di De Niro ha dunque delineato il ritratto di un uomo che, ormai, trascende la sua figura di icona cinematografica per calarsi appieno nel ruolo di attivista. La sua presenza nella Capitale, se da un lato ha celebrato un successo imprenditoriale e un riconoscimento personale, dall’altro è stata funzionale a rilanciare un messaggio di opposizione frontale all’attuale inquilino della Casa Bianca. Un messaggio che, partendo da un palcoscenico prestigioso come Roma, mira a varcare i confini nazionali, usando la vittoria di Mamdani a New York come un simbolo e, insieme, come un monito per una battaglia politica che, per lui, è tutt’altro che conclusa.

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