Congo, Goma, emergenza umanitaria e sicurezza dei cittadini italiani
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Redazione Esteri
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A Goma, nella regione del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, la situazione umanitaria è critica. Gli scontri armati tra le forze governative e i ribelli hanno causato numerosi feriti, tra cui molti civili, e hanno costretto la popolazione locale a fuggire dalle proprie abitazioni. Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF), nonostante le difficoltà operative dovute all'insicurezza, continuano a curare i feriti presso l'ospedale Kyeshero. Solo nella giornata di ieri, MSF ha ricevuto 37 feriti, metà dei quali civili e la maggior parte donne con ferite da arma da fuoco e causate da schegge.
Maria Chiara Gadda, vicepresidente del gruppo di Italia Viva alla Camera, ha espresso enorme preoccupazione per l'incolumità dei cittadini italiani e del personale diplomatico presenti a Goma. In un'interrogazione al ministro degli Esteri, ha chiesto quali siano i piani di emergenza previsti per assicurare la protezione del personale diplomatico e degli italiani ancora presenti in Congo. Tra questi, vi sono missionari, cooperanti e residenti abituali.
La città di Goma, che sembra avvolta da una calma apparente dopo due giorni di combattimenti, è in realtà al collasso. Le autorità locali e i vertici delle forze armate hanno abbandonato il centro più importante del nord-est della Repubblica Democratica del Congo, lasciando la popolazione in balia dei ribelli. Molti cittadini, tra cui l'italiano Paolo Carilato, ristoratore a Goma, hanno deciso di fuggire verso il Ruanda. Carilato, sposato con una congolese e padre di due figli, ha raccontato di essere partito a mezzogiorno, quando nel suo quartiere era tornata la calma, poiché i ribelli lo avevano già preso.
La situazione a Goma è resa ancora più drammatica dalla mancanza di acqua e luce, che costringe le persone a rimanere chiuse in casa senza poter accedere ai servizi essenziali.




