Trump tra guerra, carovita e psichedelia: il presidente alle strette si rifugia in Arizona

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   «Non ho tempo di essere depresso, ho troppo da fare». La frase, pronunciata ieri mentre firmava un ordine esecutivo in diretta televisiva, suona meno come una confessione e più come una dichiarazione di intenti, quasi un tentativo di cambiare discorso in un momento in cui l’agenda della Casa Bianca sembra scricchiolare da più parti. Perché se da un lato il segretario al Tesoro, Bessent, continua a sostenere che l’economia americana sia avviata verso una crescita del 3,5%, dall’altro i mercati non sembrano affatto rassicurati: il carovita resta un nodo politico e sociale, e la tregua con l’Iran – già traballante – si accompagna a tensioni che nessuno ha davvero risolto. Eppure, a sorpresa, l’amministrazione ha scelto un’altra strada per occupare la scena.

Una cerimonia di oltre un’ora per parlare di allucinogeni

Trump ha organizzato ieri mattina, nella residenza di Arizona, una cerimonia dalla durata insolita – più di sessanta minuti – per pubblicizzare una decisione che molti avrebbero definito laterale, se non francamente imprevedibile. L’oggetto del contendere? L’accelerazione della ricerca federale sul possibile uso terapeutico di sostanze psichedeliche, dalla ibogaina (un allucinogeno tradizionalmente associato a contesti rituali) all’Lsd, passando per altri composti che da anni alimentano un dibattito scientifico privo, finora, di un endorsement così esplicito da parte del potere esecutivo. «Stiamo prendendo questa decisione – ha spiegato il presidente firmando il documento – come un passo deciso per affrontare uno dei più urgenti problemi di salute pubblica che il nostro Paese conosca: la crisi della salute mentale».

L’ordine esecutivo: ricerca sì, legalizzazione no

L’ordine firmato alla Casa Bianca – e ripreso con enfasi anche in un video diffuso dallo Studio Ovale – non modifica lo status giuridico di queste droghe, il cui utilizzo ricreativo rimane rigorosamente illegale negli Stati Uniti. Piuttosto, apre canali sperimentali e amministrativi per renderle accessibili in contesti terapeutici controllati, con un’attenzione particolare rivolta ai militari e ai reduci affetti da disturbo da stress post-traumatico (Ptsd) o da depressione maggiore. Si tratta, nelle intenzioni dichiarate, di un tentativo di aggirare le lungaggini della ricerca accademica tradizionale, puntando su un’urgenza – quella della salute mentale – che l’amministrazione definisce «tra le più trascurate».

La battuta a Joe Rogan e il rifugio in Arizona

Nel video diffuso poco dopo la cerimonia, Trump scherza con il popolare conduttore Joe Rogan, presente nello Studio Ovale: «Posso prenderne un po’ anche io?», chiede con un mezzo sorriso, salvo poi rispondersi da solo con il già celebre «Non ho tempo per essere depresso». Una battuta che, al di là della leggerezza apparente, riassume bene la strategia comunicativa di queste ore: mentre il confronto con il Papa si fa aspro, un McDonald’s fa capolino tra le immagini di rito e la tregua iraniana vacilla, il presidente sceglie di rifugiarsi in Arizona, lontano da Washington, per firmare un provvedimento che parla di trauma, allucinogeni e sperimentazione. Non una fuga, dicono i suoi, ma un cambio di passo.

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