Warner Bros. Discovery riapre il dialogo con Paramount, sette giorni per un'offerta finale migliore di quella Netflix

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La partita per il controllo di Warner Bros. Discovery, lungi dall'essersi conclusa con l'annuncio dell'intesa con Netflix, entra in una fase di serrata trattativa che vede la compagine guidata da David Ellison ottenere una seconda possibilità. Il gruppo Paramount/Skydance, dopo aver visto respingere una precedente offerta valutata intorno ai 108 miliardi di dollari – un'operazione che mirava all'acquisizione dell'intero pacchetto societario, comprese le reti lineari come CNN e Discovery – è riuscito a convincere il board della major hollywoodiana a riaprire un canale di dialogo diretto -5-8. La mossa, concessa da Netflix con una deroga di sette giorni al proprio accordo di fusione, rappresenta un'opportunità per Paramount di rivedere al rialzo la propria proposta, dopo che l'azienda guidata da Ted Sarandos aveva chiuso un accordo da 83 miliardi di dollari focalizzato esclusivamente sulle attività di streaming e sugli studios, lasciando le reti tradizionali in una nuova entità separata -2-6.

Un calendario serrato tra offerte e assemblee

La finestra temporale concessa a Paramount è stretta e ben definita: il team di David Ellison ha tempo fino al 23 febbraio per presentare quella che Warner Bros. Discovery definisce la sua «offerta migliore e definitiva» -2-4. Parallelamente, l'azienda ha ufficialmente convocato l'assemblea degli azionisti per il prossimo 20 marzo, un appuntamento cruciale durante il quale i soci saranno chiamati a esprimersi sulla proposta di fusione con Netflix, un'intesa che il board, nonostante la riapertura delle danze con Paramount, continua a raccomandare all'unanimità -3-10. Questa posizione ufficiale, ribadita con forza dall'amministratore delegato David Zaslav, non è tuttavia riuscita a stoppare le ambizioni di Paramount, che ha intensificato la pressione sugli azionisti con un'offerta pubblica di acquisto ostile, contestando nel contempo alle autorità la mossa di Netflix e cercando di convincere i soci che la propria strada, sebbene più complessa, possa garantire un valore superiore -4-7.

Le carenze dell'offerta Paramount e i nuovi termini in gioco

Il nodo centrale della riapertura delle trattative risiede nelle cosiddette «carenze» e nelle «questioni aperte» che il precedente accordo proposto da Paramount/Skydance presentava. Warner Bros. Discovery ha più volte segnalato come l'offerta iniziale contenesse termini e condizioni sfavorevoli, spingendo il gruppo di Ellison a riformulare la propria proposta per renderla più competitiva e, soprattutto, attuabile -3-7. Un segnale concreto in questa direzione è arrivato da un alto rappresentante di Paramount, il quale avrebbe comunicato a un membro del board di Warner Bros. la disponibilità a portare il corrispettivo per azione a 31 dollari, una cifra superiore rispetto ai 30 dollari dell'offerta precedente, con la precisazione che questo non rappresenterebbe ancora il loro «best and final» -3-4. Un'ammissione, questa, che lascia intendere come Paramount sia pronta a mettere sul piatto risorse aggiuntive pur di strappare l'affare a Netflix, aggiungendo anche clausole penali a tutela degli azionisti, come il pagamento di una commissione trimestrale in caso di ritardi nella chiusura dell'operazione oltre il 2026 -1-9.

I dettagli dell'operazione e il nodo regolatorio

L'ostacolo principale per Paramount, al di là della mera cifra, rimane la complessità della propria offerta rispetto a quella di Netflix. L'accordo con il colosso dello streaming, del valore di 27,75 dollari per azione per le sole attività di streaming e studios, presenta un percorso regolatorio più lineare e minori rischi di finanziamento, essendo Netflix un acquirente con un rating elevato e solida liquidità -3-6. Al contrario, l'offerta di Paramount, che punta a inrare l'intero perimetro aziendale di Warner Bros. Discovery, si basa su un imponente pacchetto finanziario che include impegni di equity da parte di Larry Ellison e RedBird Capital Partners e un consistente debito finanziato da primari istituti bancari -8-9. Proprio su questi aspetti, Warner Bros. ha chiesto garanzie più stringenti, inclusa la certezza che, in caso di indisponibilità del debito, venga iniettato ulteriore equity per consentire comunque la chiusura dell'operazione -3. Non va dimenticato, inoltre, il contesto politico in cui questa operazione si inserisce: un'acquisizione da parte di Paramount porterebbe asset come CNN sotto il controllo della famiglia Ellison, legata all'amministrazione Trump, un elemento che potrebbe influenzare le valutazioni delle autorità antitrust -8.

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