Alex Vinatzer, il talento incompiuto tra exploit e pettorale fuori dai quindici in Alta Badia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Alex Vinatzer, atleta di riferimento per lo sci alpino italiano, continua a offrire un’immagine sfaccettata e per certi versi contraddittoria, oscillando con una certa regolarità tra le folgoranti dimostrazioni del suo talento innato e le ricadute in performance anonime che ne ritardano l’affermazione definitiva nell’olimpo dello slalom speciale. L’altoatesino, dopo l’ennesima prova di carattere e velocità pura offerta nella seconda manche di Val d’Isère – dove con il miglior tempo assoluto è risalito dalla venticinquesima alla quarta piazza, recuperando ben ventuno posizioni –, ha fatto registrare un passo falso in Alta Badia, rimanendo escluso dalla cerchia dei primi quindici. Una dinamica, questa, che non sorprende gli addetti ai lavori, i quali da anni osservano un atleta capace di lampi di genio, come il bronzo mondiale conquistato a Courchevel nel 2023, ma non ancora in grado di fornire quella costanza di rendimento che separa i grandi talenti dai veri dominatori della Coppa del Mondo.
La sindrome della rimonta e l'assenza di continuità
Quello che emerge dall’analisi delle sue ultime prestazioni è quasi un copione ricorrente, dove Vinatzer sembra trovare la sua dimensione ideale proprio quando parte da posizioni di rincalzo, spinto dalla necessità di recuperare terreno senza la pressione di dover difendere un pettorale di testa. A Val d’Isère, dopo la prima manche, lo stesso atleta aveva ammesso di aver avuto bisogno di fortuna con il numero di partenza per tentare l’assalto, riconoscendo come il tracciato francese offrisse storicamente ampi margini di rimonta. "Ho cercato di essere pulito, alcuni passaggi sono stati molto buoni e alla fine ci sono riuscito", ha dichiarato, confermando una sensazione di velocità percepita sin dalle prime gare della stagione. Tuttavia, quando le condizioni sembrano metterlo nella posizione di dover gestire l’aspettativa, come in Alta Badia, il risultato spesso tradisce le attese, lasciando intravedere un tassello ancora mancante nella sua maturazione agonistica.
Il confronto con uno squadrone nordico in crescita
Il panorama internazionale in cui si muove Vinatzer, del resto, non concede sconti e anzi si fa sempre più competitivo, come dimostra l’esplosione della Norvegia a Val d’Isère, capace di piazzare quattro atleti nei primi sei posti. Timon Haugan, vincitore nonostante problemi fisici che quasi ne avevano messo in dubbio la partenza, e Loic Meillard, vicinissimo a un successo back-to-back, hanno imposto un ritmo che solo i più solidi riescono a reggere per un intero inverno. In questo contesto, le prestazioni altalenanti dell’italiano, se da un lato alimentano la speranza per il futuro – “Curioso di cosa può ancora arrivare, l’inverno è lungo”, ha detto lui stesso –, dall’altro pongono interrogativi sulla capacità di stabilizzare la sua presenza nelle zone calde della classifica, obiettivo che persegue da tempo e che rappresenta il vero discrimine per abbandonare il ruolo, pur prestigioso, dell’outsider di talento e diventare un punto fermo del Circo Bianco.
La ricerca della svolta definitiva
La parabola di Vinatzer rimane, dunque, aperta e ricca di potenziale inespresso. L’accumulo di quarti posti, come quello di Val d’Isère, e i podii mondiali dimostrano che la base tecnica e la velocità necessarie per competere ai massimi livelli non mancano; ciò che appare ancora in divenire è la capacità di concretizzare regolarmente quelle doti, trasformando le grandi rimonte in partenze in prima fila e le prestazioni occasionali in risultati di routine. Il suo cammino, osservato con attenzione dagli appassionati, resta una delle narrazioni più intriganti dello sci alpino italiano, in bilico costante tra la promessa di un exploit e la realtà di un pettorale che, troppo spesso, finisce fuori dai quindici quando meno te lo aspetti.




