Le esportazioni belliche russe toccano i 15 miliardi, mentre Ieg punta a ricavi da record

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nonostante il pesante regime di sanzioni internazionali seguito all'invasione dell'Ucraina, che ha spinto Mosca a interrompere la pubblicazione dei dati dettagliati sui contratti, l'industria militare russa sembra aver ritrovato una traiettoria di crescita. Lo ha rivelato il presidente Vladimir Putin nel corso di una riunione della Commissione per la cooperazione tecnico-militare, tenutasi a fine gennaio, durante la quale ha tracciato un bilancio più che positivo per il comparto. "Lo scorso anno", ha affermato Putin, "i prodotti militari russi sono stati forniti a oltre 30 paesi, mentre i ricavi in valuta estera hanno superato i 15 miliardi di dollari". Una cifra, quella comunicata dal Cremlino, che secondo l'analisi del sito specializzato Defense News rappresenterebbe un ritorno ai livelli di export pre-bellici, segnalando una resilienza del settore, la quale, in un contesto di tensione geopolitica acuta, si traduce in un fondamentale afflusso di valuta pregiata per le casse statali.

Il mercato degli armamenti resiste alle pressioni

Il dato fornito dal presidente russo delinea un panorama in cui i contratti di esportazione, come ha egli stesso sottolineato, sono stati "generalmente rispettati in modo costante", a dispetto delle crescenti pressioni esercitate dalle potenze occidentali sui vari partner di Mosca per isolarla economicamente. Questo flusso di vendite, che include sistemi d'arma di vario genere, prosegue dunque senza soluzione di continuità, alimentando un circuito economico e strategico di primaria importanza. Il silenzio statistico mantenuto dalle autorità russe dopo il febbraio 2022 rende complessa una verifica indipendente dei numeri e della loro esatta distribuzione geografica, ma l'annuncio ufficiale ha il chiaro intento di proiettare un'immagine di forza e di normalità operativa, dimostrando come il settore della difesa continui a essere uno dei pilastri dell'economia nazionale e uno strumento di influenza sullo scacchiere globale.

Italian Exhibition Group guarda al futuro con un piano quinquennale

In un contesto economico completamente diverso, anche in Italia si guarda al futuro con ambiziosi piani di sviluppo. Il consiglio di amministrazione di Italian Exhibition Group, gruppo leader nell'organizzazione di fiere internazionali, ha approvato all'unanimità la strategia per il periodo 2025-2030. Il piano prevede obiettivi di crescita sostanziali, con ricavi attesi che, entro il 2030, dovrebbero collocarsi in una forchetta compresa tra i 360 e i 365 milioni di euro. Parallelamente, l'ebitda rettificato è stimato tra i 100 e i 105 milioni, a dimostrazione di una volontà di espansione che non trascura la redditività. Il percorso delineato prevede inoltre un consistente piano d'investimenti, valutato in 210 milioni di euro nel corso del quinquennio, finalizzato a consolidare e ampliare l'offerta fieristica del gruppo.

Gli investimenti e la solidità finanziaria di Ieg

La sostenibilità finanziaria di questo piano di crescita appare corroborata dalle previsioni sulla posizione finanziaria netta, che si stima possa migliorare fino a raggiungere un attivo, o "cash positive", di 44 milioni di euro. Tale obiettivo, se raggiunto, fornirebbe alla società una solida base da cui gestire gli sviluppi futuri e le eventuali sfide di mercato. L'approvazione del documento strategico segna dunque una fase di progettualità a lungo termine per il gruppo fieristico, il quale punta a rafforzare il proprio ruolo nel settore degli eventi internazionali, puntando su numeri che, pur appartenenti a un universo economico lontano da quello degli armamenti, parlano comunque di una decisa volontà di espansione e di consolidamento.

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