Dan Driscoll si dimette, nuovo terremoto al Pentagono dopo gli scontri con Hegseth
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Redazione Esteri
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L'ennesimo scossone sconvolge gli alti vertici del Dipartimento della Difesa statunitense. Dan Driscoll, segretario dell'Esercito, ha rassegnato le dimissioni dopo appena diciotto mesi di mandato, consegnando la sua lettera di dimissioni nelle mani del presidente Donald Trump. A dare la notizia, anticipata dal Wall Street Journal, sono state fonti dell'Amministrazione che hanno confermato l'addio di quello che negli ambienti della Casa Bianca era conosciuto come il “drone guy”, nomignolo che richiamava la sua spiccata propensione verso le tecnologie di modernizzazione bellica.
Le sue dimissioni giungono al culmine di una crisi di fiducia e di una frattura ormai insanabile con il segretario alla Difesa Pete Hegseth, che si trascinava ormai da diversi mesi.
Lo scontro con Hegseth e le preoccupazioni sulla prontezza operativa
Nel suo faccia a faccia con il presidente, Driscoll ha sollevato forti perplessità riguardo alla direzione che sta prendendo l'Esercito e alla sua capacità di restare pronto al combattimento in un momento storico estremamente delicato. Secondo quanto ricostruito da fonti vicine alla vicenda e riportate da Cnn, il segretario uscente avrebbe espresso il suo disappunto per la condotta di Hegseth, accusato di aver ostacolato i piani di trasformazione e di prontezza operativa attraverso una sistematica epurazione dei generali responsabili.
L'allontanamento forzato di alcuni dei più alti comandanti in servizio, una pratica che Driscoll ha giudicato controproducente in piena attività bellica, rappresenterebbe il nodo centrale del dissidio. In particolare, il licenziamento del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, il generale Randy George, avvenuto ad aprile, ha incrinato in modo definitivo il rapporto di collaborazione tra i due vertici del Pentagono.
Un’amicizia ingombrante con Vance e il ruolo di “drone guy”
Driscoll, reduce dalla guerra in Iraq dove ha prestato servizio come ufficiale nel 2009, era entrato nell'orbita dell'Amministrazione Trump forte di un'amicizia personale solida con il vicepresidente J.D. Vance, suo compagno di studi alla prestigiosa Yale Law School. Questa vicinanza alla Casa Bianca, tuttavia, è stata spesso vista con sospetto da Hegseth, che avrebbe interpretato il rapporto privilegiato con il presidente e il suo vice come un tentativo di scavalcarlo nelle decisioni strategiche.
Nonostante le tensioni, il segretario dell'Esercito ha giocato un ruolo di primo piano nella gestione dei conflitti internazionali, venendo scelto personalmente da Trump per tentare di portare avanti le trattative di pace tra Russia e Ucraina. La sua competenza nelle tecnologie dei droni e nei sistemi senza pilota, che gli era valsa la fiducia del presidente, non è bastata a sanare un rapporto ormai logoro con il suo superiore diretto.
Un vertice militare decapitato in piena guerra
Le dimissioni di Driscoll gettano ulteriore benzina sul fuoco di una crisi di vertice che sta indebolendo la catena di comando dell'esercito statunitense proprio mentre gli Stati Uniti sono impegnati su due fronti caldi: la guerra in Iran, entrata ormai nel sesto mese, e il conflitto in Ucraina. A seguito delle ripetute epurazioni volute da Hegseth, infatti, l'Esercito si ritrova senza una guida civile permanente né un Capo di Stato Maggiore confermato dal Senato, con il generale Christopher LaNeve che ricopre ad interim il ruolo lasciato vacante da George.
I vertici militari si sono ridotti ai minimi storici, e il timore espresso da molti analisti e da alcuni senatori è che a rimetterci sia la prontezza operativa delle truppe, esposte a minacce sempre più sofisticate e a un logoramento organizzativo senza precedenti.
La Casa Bianca, nella nota ufficiale rilasciata dalla portavoce Anna Kelly, ha evitato di menzionare le frizioni, limitandosi a ringraziare Driscoll per il "servizio eccezionale" e per aver "restaurato l'enfasi sulla prontezza e la letalità", in linea con l'agenda "Make America Strong Again" voluta dal presidente.
Il vuoto di potere e le ripercussioni politiche in vista delle Midterm
L'addio del segretario dell'Esercito, avvenuto a pochi mesi dalle elezioni di Midterm che decideranno il rinnovo della Camera e di un terzo del Senato, assume anche una forte valenza politica. I democratici, che già tentano di capitalizzare il malcontento e la percezione di una gestione caotica dell'esecutivo, potrebbero fare dell'instabilità al Pentagono e delle inchieste sulla corruzione un tema centrale della loro campagna elettorale.
Mentre la notizia del rimpasto forzato scuote Washington, resta da vedere se Trump intenda nominare un successore in tempi brevi e chi sarà il nome indicato: secondo alcune indiscrezioni, l'ombra di un fedelissimo di Hegseth, come il portavoce Sean Parnell, aleggia sul Pentagono, alimentando i timori di un ulteriore deterioramento dell'autorevolezza militare. La frattura all'interno dell'apparato di difesa, insomma, lungi dall'essere ricomposta, sembra destinata ad ampliarsi, lasciando l'esercito più vulnerabile proprio nel momento del bisogno.
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