Roghi e auto contromano sul GRA, la macchina dei soccorsi si muove ma la prevenzione resta un miraggio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Venerdì prossimo saranno trascorsi due anni dal rogo che ha devastato la collina di Monte Mario: centinaia di romani in fuga dai palazzi minacciati dalle fiamme, la Rai costretta a evacuare la sede di via Teulada. Una giornata di terrore che doveva servire da monito, e che invece, viste le devastazioni degli ultimi giorni, è finito nel dimenticatoio generale di chi ha la responsabilità della gestione della cosa pubblica e dovrebbe cercare di prevenire, nel limite del possibile, gli eventi che possono provocare gravi rischi e pesanti disagi ai cittadini.

L'incendio di domenica 26 luglio, sviluppatosi nel primo pomeriggio lungo via Laurentina all'altezza del Grande Raccordo Anulare, ha riaperto una ferita che sembrava rimarginata, mettendo in luce ancora una volta l'assenza di una strategia organica per fronteggiare l'emergenza caldo e la siccità che ormai caratterizzano le estati capitoline.

Il rogo di via Laurentina e il caos sul Raccordo

Le fiamme, alimentate dalla vegetazione secca e da un vento che non dava tregua, si sono propagate rapidamente costringendo gli automobilisti a manovre azzardate e pericolose. Il risultato più drammatico, sul piano della sicurezza stradale, è stato il caos sul Raccordo Anulare, circondato dai fronti di fuoco: il fumo denso ha invaso la carreggiata, riducendo drasticamente la visibilità e spingendo alcuni guidatori a percorrere tratti in contromano pur di allontanarsi dalle fiamme che lambivano l'asfalto.

Una scelta dettata dal panico, che avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia con conseguenze ben più gravi di quelle già registrate, e che ha costretto le autorità a intervenire in via d'urgenza per mettere in sicurezza l'area e gestire un traffico impazzito, con auto che cercavano di uscire dal Raccordo in ogni modo per sfuggire al fumo acre e al pericolo delle scintille trasportate dal vento.

Le operazioni di spegnimento e le chiusure stradali

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile, supportati da mezzi aerei come gli elicotteri che hanno effettuato lanci d'acqua per tentare di arginare le fiamme e impedire che si estendessero ulteriormente verso le abitazioni e le attività commerciali della zona. Il dispositivo di sicurezza, che ha visto un ampio dispiegamento di pattuglie della Polizia Locale di Roma Capitale e del IX Gruppo Eur, si è reso necessario per mettere in sicurezza l'area e gestire la viabilità, già pesantemente compromessa dal fumo e dalla presenza dei mezzi di soccorso.

Per il rogo, come fa sapere la polizia municipale, si sono rese necessarie le chiusure di via Laurentina, oltreché di un tratto del Raccordo Anulare e delle rampe della via Pontina, creando non pochi disagi a migliaia di automobilisti costretti a deviazioni e percorsi alternativi in una domenica pomeriggio resa ancor più rovente dal caldo e dalla paura.

Monitoraggio ambientale e raccomandazioni ai cittadini

A seguito dell'incendio divampato in via Laurentina, zona Vallerano, è stato attivato il monitoraggio dell'aria da parte di ARPA Lazio, che pubblicherà i risultati delle proprie analisi sul sito istituzionale per valutare la concentrazione di sostanze inquinanti rilasciate dalla combustione di sterpaglie e materiali plastici eventualmente coinvolti.

Nell'attesa dei dati ufficiali, si raccomanda a titolo precauzionale alla popolazione presente o in transito nella zona interessata, che comprende i quartieri del Municipio IX come Vallerano, Castel di Leva, Spinaceto e Torrino, di non sostare nei pressi dell'area interessata dall'incendio, di mantenere chiuse le finestre in caso di fumi persistenti e maleodoranti e di lavare bene, prima di consumarla, frutta e verdura coltivata in zona o conservata all'aperto per evitare possibili contaminazioni dovute alla ricaduta di particelle nocive trasportate dall'aria.

La mancata prevenzione e il peso della burocrazia

L'episodio di domenica ripropone con drammatica attualità il tema della manutenzione del territorio e della pulizia dei bordi delle strade, un'operazione che andrebbe effettuata con regolarità prima che le alte temperature trasformino l'erba secca in combustibile pronto per innescare nuovi roghi. Eppure, nonostante gli appelli ripetuti e le esperienze traumatiche del passato recente, si continua a intervenire solo a danni ormai fatti, sprecando risorse pubbliche per spegnere incendi che si sarebbero potuti evitare con una pianificazione adeguata e un minimo di programmazione lungimirante.

La sensazione diffusa è che, in assenza di una volontà politica forte e di investimenti concreti nella sicurezza del territorio, ogni estate romana sarà destinata a ripetere lo stesso copione fatto di fiamme, paura e disagi per i cittadini, con la macchina dei soccorsi costretta a correre ai ripari senza mai riuscire a prevenire l'emergenza che puntualmente si ripresenta.

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