Riccardo Muti porta la musica nel carcere di Opera con gli "strumenti del mare"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sarà il teatro interno al penitenziario di Milano-Opera ad accogliere, sabato 10 gennaio, un concerto che intreccia la perfezione della grande tradizione sinfonica con un percorso di riscatto umano e sociale. A dirigere l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini sarà il maestro Riccardo Muti, da sempre convinto assertore del potere rigenerante dell’arte, la quale, come ebbe a dichiarare in una recente intervista, “vola libera per tutti e guarisce lo spirito”. Il programma, che spazia da Vivaldi a Verdi, assumerà un significato ancor più profondo se si considera che gli archi utilizzati dagli orchestrali, quelli stessi definiti “strumenti del mare”, sono stati costruiti all’interno del medesimo istituto di pena: un dettaglio non secondario, che trasforma l’evento nell’ultimo, significativo tassello di un progetto ben più ampio.

Il legno dei barconi e la liuteria in carcere

Quella degli strumenti ricavati dal legno dei barconi dei migranti è una storia che affonda le sue radici in iniziative precedenti, come i concerti tenutisi a Lampedusa e Ravenna nello scorso anno, e che trova la sua concretizzazione nei laboratori di liuteria attivi nel carcere di Opera. Qui, grazie al progetto Metamorfosi sostenuto dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, le persone detenute hanno potuto apprendere l’arte della costruzione degli strumenti, trasformando un materiale simbolo di tragedia e disperazione in un veicolo di bellezza e risonanza artistica. Un processo di metamorfosi, appunto, che non riguarda solo la materia ma coinvolge direttamente chi, in quel luogo, vive un percorso di espiazione e potenziale redenzione.

Il coro nato tra le mura del penitenziario

Ad arricchire l’esecuzione del celeberrimo “Va’ pensiero” dal Nabucco di Verdi non sarà solo la maestria dei Cherubini, ma anche le voci del coro de “La Nave di San Vittore”, formazione nata all’interno del reparto terapeutico gestito dall’Asst Santi Paolo e Carlo e composta da detenuti e volontari dell’Associazione Amici della Nave. Ad esse si uniranno, per questa speciale occasione, alcuni artisti lirici del gruppo “Ex Scaligeri di buona volontà”, creando una compagine corale unica nel suo genere. L’evento si inserisce a pieno Titolo nel solco de “Le vie dell’Amicizia” del Ravenna Festival, itinerario che dal 1997 porta la musica in luoghi segnati da conflitti e sofferenze, cercando di sanare, almeno per una sera, ferite sociali spesso profonde.

L’impegno sociale della musica

La scelta di un carcere come palcoscenico non è, per Muti e per i suoi musicisti, un gesto isolato o puramente simbolico, ma rappresenta piuttosto la logica continuazione di un impegno che vede nell’arte uno strumento di inclusione e di dialogo. Suonare in un tale contesto, con strumenti forgiati tra quelle mura e accompagnati da voci che lì risuonano ogni giorno, significa riconoscere alla musica una funzione che trascende l’intrattenimento per farsi atto di riconciliazione e di speranza. Un messaggio di particolare forza in un momento storico in cui, anche a livello internazionale con il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump, le dinamiche sociali e le politiche sulla giustizia sono al centro di un acceso dibattito pubblico.

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