Migranti in Albania, l'esordio della missione del governo Meloni
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Redazione Interno
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Il naufragio in mare, il salvataggio, il trasbordo sulla Libra e tre giorni di viaggio fino all'Albania: questo è stato il percorso dei primi 16 migranti accolti nel nuovo hotspot di Shengjin e nel centro di trattenimento di Gjader, inaugurati dal governo Meloni. La giornata è stata caratterizzata da una serie di colpi di scena, tra cui l'attesa notturna e una serie di procedure che hanno richiesto un'intera giornata per essere completate. Nonostante le polemiche, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha sottolineato che l'accordo quinquennale con Tirana, firmato dai premier Giorgia Meloni ed Edi Rama, è oggetto di studio da parte di molti Paesi europei, tra cui Grecia, Regno Unito e Danimarca.
Durante il question time alla Camera, Piantedosi ha smentito le previsioni negative riguardo ai diritti umani e allo spreco di denaro pubblico, affermando che il protocollo rappresenta un modello per l'Unione Europea nella lotta all'immigrazione clandestina. Tuttavia, l'arrivo dei migranti ha sollevato critiche da parte di giornalisti e opinionisti, che hanno evidenziato come l'invio dei richiedenti asilo in Albania sottragga risorse a organizzazioni come Caritas e cooperative sociali.
Tra i migranti sbarcati a Shengjin, quattro sono già tornati in Italia: due minori e due persone con fragilità evidenti. Questa situazione contrasta con l'accordo tra Roma e Tirana, che prevede il trasferimento esclusivo di uomini adulti, maggiorenni e in buona salute. Nonostante le difficoltà iniziali, il ministro Piantedosi ha ribadito che i fondi destinati ai centri di accoglienza sono stati ben spesi, e che l'accordo con l'Albania rappresenta un passo importante nella gestione dei flussi migratori.




