Alberto Stefani è il decimo presidente del Veneto, la giunta si forma a ritmo serrato
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Redazione Interno
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Alberto Stefani è stato proclamato ufficialmente, dalla Corte d’Appello di Venezia, decimo presidente della Regione Veneto, undici giorni dopo la sua elezione con un plebiscito del 64% dei voti. L’avallo della magistratura, necessario dopo alcuni riconteggi che hanno riguardato l’elezione di alcuni consiglieri, ha definito anche la composizione del consiglio regionale, che ora annovera 49 membri eletti, oltre a Stefani stesso e al candidato sconfitto Giovanni Manildo. Un risultato, quello del nuovo governatore, che lo ha già proiettato in vetta alle classifiche dei presidenti di regione più apprezzati, un dato che, sebbene rifletta principalmente il consenso elettorale immediato, delinea un punto di partenza politico di notevole solidità.
Un passaggio formale ma decisivo
Il via libera della Corte, un atto dovuto ma non per questo meno significativo, ha sciolto ogni ultimo residuo vincolo procedurale, permettendo a Stefani di concentrarsi interamente sulla costruzione dell’esecutivo regionale. Il neo presidente, che ha già annunciato di voler «fare presto» per onorare il «grande mandato» ricevuto dagli elettori, ha dato immediatamente seguito alle sue intenzioni, recandosi a Roma per partecipare all’ultima seduta della Camera dei Deputati. In quell’aula, dove ha svolto il ruolo di parlamentare per un mandato e mezzo, ha preso congedo dai colleghi, dimettendosi formalmente per dedicare tutte le proprie energie al Veneto, in un gesto che sancisce il passaggio definitivo dalla politica nazionale a quella regionale.
La corsa per definire la squadra
L’attenzione si sposta dunque, senza soluzione di continuità, sulla composizione della giunta, un puzzle politico che deve tenere conto degli equilibri della coalizione di centrodestra, formata da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Stefani ha confermato di voler presentare i nomi degli assessori «nelle prossime 48 ore o poco più», stringendo al massimo i tempi previsti dalla normativa. Tra i nomi che circolano con maggior insistenza, e che sembrano ormai definiti, spicca quello di Massimo Bitonci, attuale sottosegretario al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il quale sarebbe destinato a lasciare il governo nazionale per ricoprire proprio l’assessorato alle imprese nella regione veneta. Una mossa che, se confermata, segnalerebbe l’importanza strategica attribuita a quel dicastero e testimonierebbe la capacità di attrazione dell’esecutivo regionale.
Gli equilibri di partito e gli eredi
La Lega, che si è riconfermata come la prima forza politica in Veneto, otterrebbe così quattro assessorati, partendo proprio da quello di maggior peso economico. Il quadro complessivo, del resto, si delinea sotto l’ombra del predecessore Luca Zaia, il quale, forte delle oltre duecentomila preferenze personali raccolte, andrà a ricoprire la presidenza del Consiglio regionale, un ruolo di garanzia e di continuità istituzionale. Questo passaggio di consegne, seppur tra figure dello stesso schieramento, rappresenta un momento delicato, in cui il nuovo corso dovrà dimostrare di saper coniugare l’eredità di un’amministrazione molto popolare con le proprie istanze e priorità, in un territorio che guarda con attenzione allo sviluppo economico e alla gestione dei servizi.




