La fiaccola olimpica a Cuneo, tra celebrazione e contestazione per la presenza di Israele
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Redazione Sport
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Mentre la fiamma olimpica percorre l’Italia, accendendo gli entusiasmi in vista dei Giochi invernali di Milano-Cortina, il suo passaggio non suscita soltanto momenti di festa. A Cuneo, dove la torcia sarà protagonista sabato 10 gennaio, il suo arrivo coincide con una mobilitazione annunciata dal Coordinamento Cuneo per Gaza, che ha fissato un ritrovo spontaneo per le ore 18. Il gruppo, in una nota, ha spiegato le ragioni della protesta, definendola una risposta a quello che considera un tentativo di "sportwashing", ovvero l'utilizzo dell'evento sportivo per coprire altre realtà. La manifestazione, che si concluderà in piazza Galimberti, si propone come un atto di dissenso radicale e continuativo contro la normalizzazione, a loro dire, della repressione sociale e della guerra, con un esplicito riferimento alla situazione a Gaza.
Il contenuto dell'appello e il riferimento alla tregua olimpica
L’appello lanciato dagli attivisti non si limita a denunciare una generica strumentalizzazione dello sport, ma chiama in causa direttamente la partecipazione di Israele alle prossime Olimpiadi. Il grido "fuori Israele dalle Olimpiadi invernali" risuonerà infatti anche in un’altra piazza, quella Prampolini, dove un sit-in è previsto per le 15.30 di domani. Gli organizzatori di questa seconda protesta richiamano il valore storico della tregua olimpica, un principio che nell’antichità sospendeva i conflitti per garantire sicurezza agli atleti. Pur riconoscendo che il Comitato Olimpico Internazionale per Milano-Cortina ha ratificato un accordo per reintrodurre formalmente quel principio, essi evidenziano una contraddizione lampante, accusando Israele di aver ucciso molti sportivi palestinesi. Questo punto, in particolare, costituisce il cuore della loro contestazione, che lega il simbolo universale della fiaccola a un dramma specifico e attuale.
Il dispositivo di sicurezza e il contesto delle altre tappe
L’annuncio di queste mobilitazioni introduce un elemento di complessità nella gestione dell’evento, che normalmente viene vissuto come una pura celebrazione. Le forze dell’ordine, del resto, sono già state impegnate in altre tappe della staffetta, come quelle nelle città romagnole, dove la polizia ha sottolineato la professionalità e lo spirito di servizio profusi per garantire lo svolgimento regolare e sicuro del percorso. A Ravenna, ad esempio, si è parlato di una forte carica emotiva e di grande partecipazione di cittadinanza, elementi che le autorità vogliono preservare. A Cuneo, pertanto, l’apparato di sicurezza dovrà conciliare la tutela del diritto a manifestare con la necessità di non interrompere la cerimonia, operando in un clima che mescola entusiasmo sportivo e tensioni politiche.
Le implicazioni di una protesta simbolica
La scelta di contestare proprio il passaggio della fiaccola non è casuale, poiché si tratta di uno dei momenti più visibili e carichi di significato nell’intero percorso verso i Giochi. Quegli attivisti, che scenderanno in piazza definendosi semplicemente cittadini, puntano a sfruttare la risonanza mediatica dell’evento per portare l’attenzione su quanto accade a Gaza, ritenendo inaccettabile che un simbolo di pace come la torcia olimpica possa in qualche modo associarsi, attraverso la partecipazione di una nazione coinvolta nel conflitto, a quelle che loro chiamano guerre di conquista. La loro azione, per quanto circoscritta, solleva questioni più ampie sul ruolo dello sport nelle relazioni internazionali e sulla sua presunta neutralità, specialmente in un periodo segnato da conflitti asimmetrici e da una polarizzazione delle opinioni pubbliche mondiali, anche alla luce della nuova presidenza Trump negli Stati Uniti, che riporta al centro scenari geopolitici instabili.




