La Fiorentina vince il derby e aggancia la salvezza, ma i fantasmi del passato sono sempre in agguato
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Redazione Sport
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La Fiorentina ce l’ha fatta, e lo ha fatto nel modo più complicato, come d’altronde le riesce più spontaneo: soffrendo, giocando a tratti bene e a tratti male, ma portando a casa il risultato. Il derby toscano contro il Pisa, giocato ieri sera allo stadio Artemio Franchi, si è chiuso con un magro ma pesantissimo 1-0, firmato da quel Moise Kean che ormai non si ferma più. Tre reti nelle ultime tre partite di campionato per l’attaccante, un dato che da solo basterebbe a spiegare la rinascita viola se non fosse che, a ben guardare, di rinascita forse è ancora presto parlare -3-7.
La partita, lo si è capito fin dai primi minuti, non sarebbe stata una di quelle destinate a restare negli annali per la qualità dello spettacolo. Ma in una fase della stagione in cui ogni pallone pesa come un macigno, l’estetica passa in secondo piano. Al tredicesimo minuto, un batti e ribatti in area, con la difesa del Pisa che si districa goffamente su un tiro di Cher Ndour, ha offerto la palla del vantaggio a Kean, che da due passi non ha potuto sbagliare -1-10. Un gol quasi sporco, il suo ottavo in campionato, che ha indirizzato la partita e messo la Fiorentina nelle condizioni di amministrare, un compito che storicamente le riesce meno bene di altri -4.
E infatti, la partita è proseguita in bilico. Da una parte una Fiorentina che provava a gestire senza mai riuscire a chiuderla, con Fagioli e Ndour a provarci dalla distanza senza fortuna; dall’altra un Pisa volenteroso ma timido, incapace di impensierire seriamente la porta di David de Gea, rimasto praticamente inoperoso per tutti i novanta minuti -7-10. Gli uomini di Hiljemark, che non vincono in campionato da quindici turni, ci hanno provato soprattutto nella ripresa, ma senza mai trovare la via della porta, un limite che ne spiega la posizione in classifica -4.
Questa vittoria, la seconda consecutiva in Serie A — un evento che quest'anno non si era mai verificato — unita al successo in Conference League contro i polacchi dello Jagiellonia, regala alla squadra di Paolo Vanoli una boccata d'ossigeno importante. In classifica, i viola salgono a quota 24 punti, agganciando Lecce e Cremonese e scavalcandole grazie alla differenza reti, uscendo così dalla zona retrocessione -2-6. Un passo avanti fondamentale, che riaccende la speranza in casa Fiorentina, ma che non cancella certo le difficoltà di un'annata tribolata.
Una settimana perfetta, ma la strada è ancora lunga
Tre partite, tre vittorie: il bilancio dell'ultima settimana non potrebbe essere più positivo. Eppure, al triplice fischio, la sensazione che aleggiava sugli spalti non era di quelle trionfali. La prestazione, al di là del risultato, ha mostrato ancora una volta i limiti di una squadra che fatica a trovare la continuità e che, spesso, sembra giocare con il freno a mano tirato, quasi aspettando l'avversario piuttosto che cercando di affondare il colpo.
Il gol di Kean, arrivato al primo (quasi unico) tiro in porta, è il simbolo di questa Fiorentina: cinica quanto basta per portare a casa il risultato, ma incapace di dominare e di mettere al sicuro il punteggio. Le paure del passato, quelle che in più di un'occasione hanno fatto saltare partite già indirizzate, sembrano essere state accantonate più per necessità che per una reale maturità acquisita -1. Contro un Pisa oggettivamente limitato e ormai con un piede e mezzo in Serie B, tenere il risultato è stato fattibile; diverso sarà contro avversari più attrezzati.
La classifica ora dice sedicesimo posto, un piccolo passo fuori dalle sabbie mobili, ma il margine di vantaggio sulla zona calda è minimo e il Torino, a 27 punti, dista solo tre lunghezze -2-6. La lotta per la salvezza rimane apertissima e coinvolge almeno cinque squadre in tre punti, un gruppone nel quale la Fiorentina è finita per demeriti propri e dal quale uscire richiederà ben altro carattere e ben altra qualità di gioco.
Kean trascinatore, ma serve una squadra
Se la Fiorentina è riuscita a portare a casa il derby, il merito è in buona parte di Moise Kean. L'ex attaccante della Juventus sta vivendo il suo momento più prolifico da quando indossa la maglia viola, e i suoi gol stanno coincidendo con la risalita in classifica -3. La sua capacità di buttarla dentro in area, pur non essendo una prima punta classica, sta diventando un'arma fondamentale per Vanoli, che gli sta dando fiducia e continuità.
Tuttavia, affidarsi solo ai lampi del singolo potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio. La squadra, nel suo complesso, continua a mostrare una certa difficoltà nel creare gioco e nel produrre occasioni. A centrocampo manca ancora un regista in grado di dettare i tempi, e in attacco, dietro a Kean, le soluzioni non sembrano all'altezza. La sensazione, insomma, è che questa Fiorentina viva più di individualità che di gioco corale, un aspetto che potrebbe diventare un problema nel momento in cui il suo uomo più in forma dovesse rallentare o venire meno.
Per ora, i tifosi viola possono gioire per i tre punti e per una classifica che, per la prima volta dopo mesi, non li vede tra le ultime tre. Ma l'equilibrio è precario e i fantasmi del passato, quelli che hanno fatto sprofondare la squadra in questa situazione, sono ancora lì, pronti a ripresentarsi al primo passo falso. La prossima sfida, in campionato, sarà un altro banco di prova per capire se questa Fiorentina ha davvero cambiato pelle o se sta solo rimandando un discorso che, prima o poi, dovrà affrontare.




