Zuppi a Mosca per il rimpatrio dei bambini ucraini
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Redazione Esteri
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Il cardinale Matteo Zuppi, inviato speciale di papa Francesco, è tornato a Mosca con l'obiettivo di sviluppare canali per il rimpatrio dei bambini ucraini deportati in Russia e per facilitare lo scambio di prigionieri tra le due parti in conflitto. La missione, che si prefigge innanzitutto scopi umanitari, ha visto il primo incontro dell'arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Durante questo incontro, sono stati discussi temi riguardanti la cooperazione nella sfera umanitaria nel contesto del conflitto in Ucraina e altre questioni di rilevanza globale.
Zuppi, che ha già visitato Mosca in passato, è tornato nella capitale russa per la seconda volta in poco più di un anno. La visita, non annunciata in anticipo, si inserisce in un contesto di continui sforzi diplomatici da parte della Santa Sede per promuovere la pace e la cooperazione tra le parti coinvolte nel conflitto. Il portavoce vaticano Matteo Bruni ha dichiarato che l'obiettivo della missione è quello di sostenere lo scambio di prigionieri e il rimpatrio dei minori ucraini portati forzatamente nel territorio della Federazione Russa dopo l'inizio delle ostilità.
Il cardinale Zuppi ha incontrato Lavrov per discutere nel dettaglio la cooperazione umanitaria e una serie di questioni urgenti dell'agenda bilaterale e internazionale. La missione di Zuppi a Mosca rappresenta un ulteriore tentativo della diplomazia vaticana di intervenire nel conflitto ucraino, cercando di trovare soluzioni umanitarie che possano alleviare le sofferenze delle persone coinvolte. La Santa Sede, nonostante le difficoltà e le critiche ricevute, continua a muoversi con determinazione per promuovere la pace e la giustizia in una regione martoriata dalla guerra.
L'incontro tra Zuppi e Lavrov è stato caratterizzato da un dialogo aperto e costruttivo, mirato a esplorare possibili vie di cooperazione per il rimpatrio dei bambini ucraini e per facilitare lo scambio di prigionieri.




