Il debutto di Ariane 64, i propulsori di Avio e i trentadue satelliti Amazon Leo partiti dalla Guyana francese

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il 12 febbraio 2026, alle 13.45 ora locale – e quindi le 17.45 in Italia – lo spazioporto europeo di Kourou, nella Guyana francese, è stato teatro del sesto lancio del programma Ariane 6, il primo però che vedeva impiegata la cosiddetta configurazione Ariane 64, quella cioè dotata di quattro booster laterali a propellente solido, i quali, rispetto alla versione a due propulsori già collaudata in cinque precedenti missioni, raddoppiano sostanzialmente la capacità di carico utile, portandola a circa 21,6 tonnellate per le orbite terrestri basse -1-2-8. A spingere il vettore, nella fase iniziale del volo durata due minuti e venticinque secondi, sono stati infatti i propulsori P120C realizzati negli stabilimenti italiani di Avio, a Colleferro, un’azienda che da decenni rappresenta una colonna portante dell’industria spaziale nazionale e che, attraverso questa missione, ha ribadito la centralità della propria tecnologia nell’alleanza industriale europea -2-6.

Il carico strategico e il lungo braccio commerciale di Amazon

La missione, battezzata VA267 e anche nota come LE-01, non era semplicemente l’ennesima uscita di collaudo per il lanciatore europeo, bensì il primo atto di un contratto commerciale di portata imponente siglato con il colosso di Jeff Bezos: diciotto lanci in totale commissionati da Amazon Leo, la costellazione di satelliti per internet nata con il nome di Project Kuiper e destinata a contrastare il dominio incontrastato che Starlink, la creatura di Elon Musk, esercita attualmente nel segmento della connettività satellitare -4-7-10. I trentadue satelliti trasportati nel ventre della coifa alta venti metri – e che per l’occasione rendevano Ariane 6 alta quanto un edificio di venti piani – sono stati rilasciati in successione a partire da un’ora e ventinove minuti dopo il decollo, completando la separazione di tutti i carichi esattamente a un’ora e cinquantaquattro minuti dal momento dell’accensione dei motori, a un’altitudine di circa 465 chilometri -1-9.

I numeri del ritardo e l’affanno industriale di Bezos

Questo lancio, se da un lato certifica la piena operatività della versione più muscolare del razzo europeo e il ritorno dell’Europa al tavolo dei grandi vettori pesanti, dall’altro si inserisce in una cornice ben più complessa per il progetto Leo di Amazon, il quale, nonostante gli investimenti già superiori ai dieci miliardi di dollari e una capacità produttiva che oggi tocca i trenta satelliti alla settimana, s contingenta arrancando rispetto agli obblighi imposti dalla Federal Communications Commission statunitense -3-7. La licenza originale, rilasciata nel luglio 2020, imponeva ad Amazon di avere mille seicentodiciotto satelliti operativi entro il luglio 2026, ma la società – che al momento ne conta in orbita poco più di duecento – ha dovuto chiedere una proroga di ventiquattro mesi, adducendo ritardi nei lanci dei propri partner, condizioni meteorologiche avverse e una certa riluttanza degli operatori a privilegiare commesse commerciali rispetto a quelle governative -3-7.

Il ruolo geopolitico del vettore europeo e le ambizioni francesi

Dalla sala Jupiter del Centro spaziale guyanese, dove il direttore delle operazioni Jean-Frédéric Alasa coordinava le squadre di salvataggio pronte a interrompere il volo in caso di anomalie, il presidente di Arianespace David Cavaillolès ha sottolineato come questa missione rappresenti per l’Europa un banco di prova industriale oltre che tecnologico, considerato che il carnet ordini del vettore dipende ormai per due terzi dalla clientela commerciale e che la competizione con SpaceX impone di raggiungere una cadenza di nove-dieci lanci l’anno -10. Emmanuel Macron, in un messaggio pubblicato su X, ha parlato di «consegna effettuata» e di «successo europeo», rivendicando la tenuta di un sistema produttivo transnazionale che coinvolge tredici paesi e che ha permesso al vecchio continente di mantenere un accesso autonomo allo spazio, sebbene analisti come Ludwig Moeller dell’European Space Policy Institute mettano in guardia sulla dipendenza strutturale dai contratti extraeuropei per sostenere l’intera filiera -4.

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