Amoris laetitia, il decennale e l’omelia letta da Tagle: «Anche una famiglia ferita può crescere a partire dall’amore»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Città del Vaticano – La celebrazione eucaristica in piazza San Pietro, in programma alle 10 di questa mattina, doveva essere presieduta da papa Leone XIV. Il Pontefice, ricoverato da ieri al Policlinico Gemelli di Roma, è stato sottoposto a un intervento chirurgico per la rimozione di un nodulo circoscritto al polmone.

Al suo posto ha presieduto la messa il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, decano del Collegio cardinalizio, che ha letto l’omelia preparata dal Santo Padre per il decimo anniversario della pubblicazione dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia di papa Francesco.

Il testo dell’omelia e il richiamo alla carità

«La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa». Con questa citazione, ripresa dalla prima pagina dell’Esortazione firmata il 19 marzo 2016, si apre il testo letto da Tagle. Il documento, ha ricordato il decano, «ha segnato una tappa importante» nel cammino sinodale e missionario della Chiesa sul tema del matrimonio e della famiglia, un percorso che affonda le radici nel Concilio Vaticano II e che era già stato alimentato da Familiaris consortio di Giovanni Paolo II.

Il filo conduttore dell’omelia è l’inno alla carità di san Paolo, che Amoris laetitia pone a fondamento della riflessione sulle virtù del Matrimonio cristiano. Senza la carità, si legge nel testo, l’uomo è «come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita», una individualità «fredda, impenetrabile». Il Pontefice ha indicato nella preghiera comune e nella partecipazione all’Eucaristia i pilastri su cui si regge la vita familiare, esortando a riscoprire una pratica che «in molte parti del mondo» si è indebolita.

L’educazione all’amore e la preparazione al matrimonio

Un passaggio centrale riguarda i giovani che si preparano al Matrimonio. Leone XIV ha sottolineato l’importanza di educarli alle virtù, riservando «un posto speciale» alla castità, definita «condizione preziosa per la crescita genuina dell’amore interpersonale». I cammini parrocchiali e diocesani, per quanto lodevoli, non bastano da soli: devono essere «preceduti e sostenuti da un’educazione all’amore che accompagni tutta la crescita, fin dall’infanzia».

La carità domestica – concreta, non priva di fatiche, errori e cadute, eppure «meravigliosa nella sua imprevedibile quotidianità» – è «la prima scuola degli affetti» e il primo apprendistato della gioia dell’amore.

Da qui l’apprezzamento per «gli sforzi di tante famiglie che, nelle nostre città e nei nostri paesi, vivono la loro vocazione e missione giorno per giorno, senza clamore, ma con fedeltà a volte eroica». Attraverso la loro testimonianza, si legge ancora, «il messaggio di verità e di pienezza di vita del Vangelo si diffonde efficacemente nel mondo».

La famiglia ferita e la Chiesa «famiglia di famiglie»

«Per quanto ferita possa essere una famiglia, essa può sempre crescere a partire dall’amore». È una delle frasi più rilevanti dell’omelia, ripresa dalla Relatio finalis del Sinodo dei Vescovi. Leone XIV ha delineato una Chiesa chiamata a essere «famiglia di famiglie», in un clima di cura reciproca che sostenga i giovani sposi, aiuti i genitori nelle sfide educative, valorizzi gli anziani come testimoni di saggezza e offra appoggio a chi è più fragile o attraversa crisi e situazioni difficili, proteggendolo «da giudizi e pregiudizi».

Il testo collega la carità anche ai valori dell’apertura e del rispetto verso la vita «dal concepimento al termine naturale», di cui la famiglia è «depositaria per eccellenza, come faro per il bene dell’umanità». Richiamando le parole di papa Francesco, l’omelia ricorda che «nessuna unione precaria o chiusa alla trasmissione della vita assicura il futuro della società». «Senza famiglie solide, aperte al dono dei figli, attente alla loro educazione e alla loro crescita, il mondo non ha avvenire».

Il mandato speciale e la comunione con il Patriarca di Baghdad

Nel corso della celebrazione, il cardinale Tagle ha anche reso noto di presiedere l’Eucaristia con uno speciale mandato di Leone XIV, «al fine di manifestare pubblicamente la comunione ecclesiastica» concessa a Sua Beatitudine Polis III Nona, Patriarca di Baghdad dei Caldei, presente alla messa.

Il decano ha spiegato che la comunione di un Patriarca con il Successore di Pietro richiama «una prassi antica», che sanciva l’unità nella fede e nella carità di una Chiesa patriarcale con la Sede di Roma, una realtà viva che attinge la propria ragione d’essere nella Comunione eucaristica, «fonte e culmine dell’unità della Chiesa in Cristo».

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