Il mare restituisce i corpi, il maestrale ferma le ricerche: nel fondale a duecento metri il relitto del “Luigino”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Riprese alle sette e trenta di questa mattina, nonostante un’incognita meteo che si fa di ora in ora più minacciosa, le operazioni della Capitaneria di Porto per rintracciare i corpi di Antonio Morlè e Enrico Piras, i due pescatori di Tortolì dispersi dopo il naufragio del motopesca “Luigino”, avvenuto ieri nelle acque antistanti Santa Maria Navarrese. Il comando, che opera attraverso il coordinamento del Reparto operativo di Cagliari diretto dal comandante Matteo Caniglia, ha disposto il pattugliamento della costa con una motovedetta e con l’elicottero Nemo 11, decollato dalla base di Decimomannu; ma le raffiche di maestrale, che nell’area raggiungono i sessanta chilometri orari, e un moto ondoso che solleva onde fino a tre metri rendono la perlustrazione – già di per sé complessa per via dell’estensione del tratto di mare interessato – un tentativo ai limiti della praticabilità -1-3-4.

Il “Luigino”, imbarcazione battente bandiera della marineria di Arbatax, è colato a picco intorno a mezzogiorno di ieri in un punto in cui il fondale tocca i duecento metri, portandosi con sé il del comandante Morlè, cinquantatré anni, che non è mai riemerso dopo l’affondamento. Quanto a Enrico Piras, sessantatré anni, agente di custodia in pensione ma da sempre uomo di mare, il suo corpo era stato avvistato in superficie subito dopo la tragedia per poi essere inghiottito nuovamente dalle onde, senza che i soccorritori potessero recuperarlo -1-3. In questo scenario si è salvato invece Antonio Lovicario, quarantadue anni – per altre fonti trentotto – il quale, aggrappato a un relitto o forse semplicemente in balia della furia del mare, è stato tratto in salvo dall’equipaggio del peschereccio “Zeus”, di proprietà della stessa compagnia, che incrociava in zona e che lo ha trasportato fino al porto di Arbatax, dove i sanitari ne hanno constatato le buone condizioni generali -2-3.

Il sistema satellitare che ha lanciato l’allarme e le indagini della Procura

È stato il sistema Cospas Sarsat, progettato per la localizzazione di natanti in pericolo, a ricevere il primo segnale di emergenza e a trasmetterlo alla sala operativa di Arbatax, innescando così la macchina dei soccorsi in una mattinata che già si presentava proibitiva per qualsiasi uscita in mare -3. I militari, una volta giunti sul posto a bordo della motovedetta CP 811, non hanno potuto far altro che constatare l’assenza dei due uomini e raccogliere la testimonianza di Lovicario, il quale ha riferito la dinamica senza però – al momento – aggiungere elementi utili a determinare le cause esatte dello scafandro. L’Ufficio circondariale marittimo di Arbatax, in sinergia con la Procura della Repubblica di Lanusei, ha già aperto un fascicolo e avviato accertamenti tecnici; nei prossimi giorni, qualora le condizioni meteomarine lo consentano, i sommozzatori della Guardia costiera caleranno nelle profondità dell’Ogliastra un robot subacqueo telecomandato, il cosiddetto Rov, per ispezionare lo scafo del “Luigino” e verificare l’effettiva presenza del comandante Morlè intrappolato all’interno -1-3.

Un cordoglio che resta sospeso tra l’attesa e il silenzio istituzionale

Dal Comune di Tortolì, paese di residenza di entrambe le vittime, è giunto nella serata di ieri un messaggio formale di vicinanza: il sindaco e l’amministrazione, si legge nella nota, si stringono al dolore delle famiglie colpite da questa duplice, improvvisa scomparsa. Parole che riecheggiano quelle espresse anche da esponenti regionali e da alcune sigle sindacali, le quali hanno sottolineato la frequenza con cui simili incidenti segnano il lavoro nei mari italiani. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni ufficiali, il paese attende oggi il rientro dei mezzi della Capitaneria, costretti a operare a singhiozzo, avanzando quando il vento cala e arrestandosi quando le raffiche toccano picchi ingestibili. Le previsioni parlano di un peggioramento severo per le prossime ore, e non è escluso che il maestrale costringa a un nuovo, temporaneo stop già nel pomeriggio -1-3.

Il mare di Santa Maria Navarrese, che ieri ha inghiottito il “Luigino” in pochi istanti, oggi è uno specchio increspato e ostile, solcato solo dai mezzi militari e dagli sguardi di chi, sulla banchina, conta le ore e prega che la corrente riporti a riva ciò che ha sottratto.

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