Carburanti, il taglio delle accise non basta e il Codacons lancia l’allarme: famiglie al limite
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Redazione Economia
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La morsa dei prezzi alla pompa, contrariamente a quanto ci si sarebbe potuti attendere dopo le ultime misure governative, non accenna a mollare la presa. Anzi, il Codacons, da sempre attento alle dinamiche dei consumi, ha sollevato ufficialmente l’allarme, descrivendo un quadro in cui le famiglie italiane – già provate dall’inflazione che erode silenziosamente il potere d’acquisto – si trovano a fare i conti con una voce di spesa, quella per la mobilità, diventata ormai insostenibile. Gli stipendi, fermi da tempo su binari morti, non riescono più a stare al passo con un costo della vita che accelera senza sosta; e in questo scenario, il caro carburante agisce come una sorta di tassa occulta, colpendo con la stessa violenza tanto il pendolare che ogni mattina prende l’auto per andare al lavoro, quanto l’imprenditore che deve gestire i costi logistici della propria azienda. La riduzione temporanea delle accise, inserita nel decreto del governo per arginare l’emergenza, si è rivelata un intervento troppo limitato nell’arco temporale per poter invertire la rotta: il beneficio, insomma, è stato letteralmente assorbito dalle fluttuazioni del mercato, senza che ciò si traducesse in un sollievo percepibile dagli automobilisti.
Speculazione e rincari, la denuncia che arriva dall’Abruzzo
Se il quadro nazionale è già di per sé preoccupante, a livello territoriale emergono criticità che spingono le associazioni a chiedere misure straordinarie. In Abruzzo, il dato dei prezzi rilevato lungo la rete ordinaria e autostradale restituisce l’immagine di un mercato frammentato ma accomunato da un denominatore ineludibile: le cifre continuano a viaggiare su livelli proibitivi. Il gasolio, sostanza vitale per il trasporto merci e per la mobilità privata, oscilla tra 1,987 euro al litro nei distributori tradizionali e i 2,299 euro sull’autostrada A24. Le benzine, declinate nei diversi ottani, seguono la stessa deriva: la 95 ottani parte da 1,630 euro per toccare punte di 1,899, mentre la 98 ottani – spesso la scelta obbligata per i motori più moderni – raggiunge i 2,019 euro. Nemmeno il metano, storicamente considerato un’alternativa più economica, offre più scampo, attestandosi tra 1,259 e 1,699 euro. Di fronte a questi numeri, quattro associazioni di consumatori abruzzesi – Adoc, Adiconsum, Federconsumatori e Protezione consumatori – hanno deciso di non restare a guardare, inviando una richiesta formale ai prefetti delle quattro province. L’obiettivo, come hanno spiegato i firmatari, è quello di sollecitare un intervento diretto volto a prevenire fenomeni speculativi, in un contesto già reso incandescente dalle tensioni internazionali e dai conflitti in corso che inevitabilmente influenzano le quotazioni alla fonte.
Il costo del gasolio mette in ginocchio l’autotrasporto sardo
A confermare la natura sistemica della crisi è la situazione drammatica che si sta consumando in Sardegna, dove il settore dell’autotrasporto – una vera e propria arteria economica per l’isola – rischia il collasso. I numeri elaborati da Confartigianato e dalle associazioni di categoria sono impietosi: per un mezzo pesante, la spesa aggiuntiva nell’arco di un solo anno supera i 9.000 euro, frutto di un incremento medio di circa 0,25 euro al litro che ha portato il gasolio stabilmente oltre la soglia psicologica dei due euro. Questi costi, come denunciato dagli operatori, incidono ormai per oltre l’85% sull’operatività complessiva dei mezzi, divorando di fatto qualsiasi margine di guadagno. Il settore, che in Sardegna conta oltre 1.500 imprese e dà lavoro a più di 4.000 dipendenti, è fondamentale per la logistica interna: basti pensare che proprio attraverso la gomma si muove l’80% dei beni all’interno dell’isola. Un aumento così vertiginoso dei prezzi, quindi, non si limita a mettere in ginocchio gli autotrasportatori, ma rischia di ripercuotersi a cascata sull’intera filiera, dalle materie prime ai beni di consumo, alimentando ulteriormente la spirale inflazionistica.
Le pressioni internazionali e l’inerzia delle misure temporanee
Il combinato disposto tra una situazione internazionale esplosiva e interventi nazionali dalla durata limitata spiega, in buona parte, la mancata flessione dei listini. Se da un lato il conflitto in Medio Oriente – con gli attacchi che hanno coinvolto direttamente gli interessi statunitensi e israeliani nell’area iraniana – continua a tenere sotto scacco i mercati energetici, dall’altro lato il taglio delle accise si è rivelato una misura tampone, efficace forse nel primo giorno di applicazione ma rapidamente fagocitata dalla speculazione. Le associazioni dei consumatori, sia a livello nazionale che locale, sottolineano come la temporaneità del provvedimento non consenta di stabilizzare le aspettative, lasciando i prezzi in balia degli umori della finanza e delle tensioni geopolitiche. Nel frattempo, il governo statunitense, con la nuova amministrazione guidata da Trump, ha avviato una politica estera che, sebbene distante geograficamente, influenza le dinamiche di approvvigionamento energetico globale, aggiungendo un ulteriore elemento di volatilità a un mercato già di per sé nervoso. È in questo clima di incertezza prolungata che le famiglie e le imprese italiane sono costrette a muoversi, subendo passivamente un’impennata dei costi che nessun provvedimento tampone sembra in grado di arginare efficacemente.




