Can Yaman, l'attore turco che ha scelto l'italiano e la Roma
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non capita spesso di ascoltare un attore straniero, la cui fama è cresciuta in patria e poi esportata all'estero, esprimersi con una padronanza linguistica che rasenta la perfezione, sfoggiando non solo una pronuncia impeccabile ma anche una disinvoltura nell'uso dei modi di dire, come ha dimostrato Can Yaman durante la sua apparizione a "La Pennicanza". Il programma radiofonico condotto da Fiorello e Fabrizio Biggio, infatti, ha ospitato in videochiamata il protagonista della nuova serie "Sandokan", la cui trasmissione sta dominando gli ascolti del lunedì sera su Raiuno, e lo showman, colpito dalla fluidità con cui l'interlocutore si esprimeva, non ha potuto fare a meno di esclamare il suo stupore. "Parlo turco, inglese, italiano, spagnolo", ha spiegato l'attore, il quale, quasi a voler completare il quadro di una perfetta integrazione culturale, ha dichiarato senza esitazione la sua fede calcistica, affermando di tifare Roma, in un passaggio che ha ulteriormente sorpreso e divertito il conduttore.
La "regola Sermonti" e una passione per lo studio
Quella dimostrata da Yaman, del resto, non è una semplice conoscenza scolastica della lingua, bensì un'applicazione che ricorda da vicino la cosiddetta "regola" di Pietro Sermonti, il quale, com'è noto, ha sempre sostenuto l'importanza di un approccio totale e immersivo per padroneggiare veramente un idioma, superando le barriere della pura e semplice traduzione mentale. L'attore turco, durante la chiacchierata, ha rivelato di amare profondamente lo studio, al punto da confessare, con un tono quasi nostalgico, che "se fossi stato ricco avrei fatto quello tutta la vita", una dichiarazione che svela un tratto della sua personalità forse meno noto al grande pubblico, abituato a vederlo nei panni dell'eroe romantico e avventuroso. La sua capacità di articolare pensieri complessi in italiano, utilizzando con naturalezza subordinate e incisi, è il risultato evidente di questa dedizione, un lavoro meticoloso che va ben al di là della necessità di imparare battute per un copione.
Sandokan, un successo che rinnova un mito
Il contesto di questa intervista radiofonica, d'altronde, è segnato dal grande riscontro di pubblico che sta ottenendo la serie "Sandokan", la quale, riproponendo le gesta del celebre personaggio creato da Emilio Salgari, ha saputo conquistare una fetta ampia di telespettatori, confermando il fascino intramontabile di una narrazione epica. Il successo degli ascolti, che ha fatto del lunedì sera un appuntamento fisso per molti, rappresenta un dato significativo nel panorama televisivo attuale, dimostrando come un prodotto di qualità, capace di fondere avventura, sentimenti e una produzione curata, possa ancora catalizzare l'interesse. La scelta di affidare il ruolo del protagonista a Yaman, in questo senso, si è rivelata vincente, aggiungendo al personaggio un carisma internazionale e un appeal che travalica i confini nazionali.
Una pennellata di ironia sul panorama attuale
La puntata de "La Pennicanza", che ha avuto come perno centrale l'intervista a Yaman, non si è ovviamente limitata a questo, ma ha offerto spunti di riflessione ironica sul panorama attuale, come di consueto nello stile del programma. Fiorello, nel suo monologo iniziale, ha toccato temi di stringente attualità, citando per esempio la Giornata mondiale contro la corruzione e collegandola, con la sua tipica vena satirica, a fatti di cronaca giudiziaria di cui la nazione ha avuto notizia, evitando però di scendere in dettagli espliciti o di fare nomi, ma concentrandosi piuttosto sul paradosso della situazione. Un approccio, il suo, che mantiene il focus sull'evidenza dei fatti, lasciando che siano questi a parlare, mentre l'ironia fa da lente di ingrandimento per mettere in luce alcune contraddizioni.




