Il nuovo Sandokan di Can Yaman e il confronto con il mito del 1976Corpo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Quando si è diffusa la notizia di un nuovo adattamento televisivo dedicato al personaggio creato da Emilio Salgari, un moto di scetticismo ha percorso una parte significativa del pubblico. È una reazione quasi fisiologica, quella che si manifesta all'annuncio di un remake, soprattutto quando l'opera originale, lo sceneggiato del 1976 diretto da Sergio Sollima, è assurta al rango di culto, plasmando in modo indelebile l'immaginario di intere generazioni. Quel prodotto, trasmesso dalla Rai, seppe infatti coniugare avventura, critica sociale e una cifra stilistica unica, configurandosi come un episodio tanto originale quanto, per certi versi, sovversivo nella storia della televisione italiana. Il confronto con quel modello, che alcuni considerano intoccabile, si presenta quindi come un terreno impervio, sebbene inevitabile.
Un ritorno monumentale in prima serata
Dopo un'anteprima alla Festa del Cinema di Roma che ne ha alimentato l'attesa, la nuova serie "Sandokan" ha fatto il suo ingresso in prima serata su Rai Uno a partire dal primo dicembre, proponendosi al pubblico in quattro appuntamenti. La produzione, di proporzioni monumentali, è curata da Lux Vide e da una società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Rai Fiction, ed è affidata alla regia di due registi. L'operazione, che ha richiesto un investimento notevole, mira a riportare in vita la complessa epopea del pirata malese con un linguaggio visivo contemporaneo, senza però tradire lo spirito avventuroso e romantico del romanzo salgariano.
La metamorfosi fisica dell'interprete
Al centro di questa impresa c'è l'attore turco Can Yaman, chiamato a indossare i panni dell'eroe. La preparazione per il ruolo ha richiesto una trasformazione fisica estrema e meticolosa, come ha spiegato lo stesso interprete. Partendo da una ratura eccessivamente muscolosa per le esigenze del personaggio, Yaman ha intrapreso un regime severo che combinava allenamenti intensi, svolti tre volte al giorno, e una rigida disciplina alimentare. Per un intero mese ha adottato un digiuno intermittente, concentrando i pasti in una finestra di otto ore e astenendosi dal cibo per le successive sedici, al fine di perdere peso ma conservando energia e agilità, elementi fondamentali per le numerose sequenze d'azione.
Le location che fanno da scenografia
Accanto al lavoro sugli interpreti, la serie ha puntato molto sulla ricerca di location in grado di evocare l'esotismo e il fascino delle ambientazioni orientali descritte da Salgari. Una delle scelte più riuscite e spettacolari ha portato la produzione in Toscana, dove il Castello di Sammezzano, nel Valdarno, è stato trasformato nella sontuosa residenza del Sultano del Brunei. L'architettura eclettica del luogo, con le sue cupole, gli archi moreschi e le stanze finemente decorate, ha offerto uno sfondo di rara suggestione, contribuendo a costruire quel mondo immaginario e lontano che è parte integrante del fascino della storia.




