Can Yaman dopo “Sandokan”: «Voglio autodistruggermi, basta fare il figo e l’eroe»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Reduce dall’enorme successo di “Sandokan” – che lo ha consacrato definitivamente come icona di fascino e coraggio davanti al pubblico italiano –, Can Yaman ha scelto di gettare alle ortiche la formula che lo ha reso celebre, e lo ha fatto senza mezzi termini durante la sua partecipazione alla terza edizione dell’On Air Festival a Palermo. L’attore turco, travolto come sempre dall’entusiasmo dei fan siciliani che ne hanno accompagnato l’arrivo al Molo Trapezoidale, ha infatti annunciato una svolta tanto radicale quanto inaspettata per la sua carriera: abbandonare i panni dell’eroe invincibile per tuffarsi, letteralmente, nel genere della commedia. «Dopo Sandokan – ha confessato Yaman dal palco – ho deciso di mettermi alla prova sul serio, ho deciso di volermi autodistruggere e di non interpretare più il classico ruolo del figo».

L’autoironia come cura taumaturgica dopo l’apice del successo

La scelta, che a prima vista potrebbe apparire controintuitiva per un divo abituato a interpretare personaggi carismatici e vincenti, nasce dalla consapevolezza che nessun ruolo potrà mai superare in termini di “figaggine” quello appena interpretato. «Mi sono detto: mi voglio rovinare» ha esclamato l’attore, citando i mostri sacri della comicità italiana come Massimo Troisi e Roberto Benigni da cui trae ispirazione per questa nuova fase. Il veicolo di questa “autodistruzione” artistica sarà la serie comedy dal titolo “Bro”, un progetto ideato insieme all’amico e collega Giovanni Nasta – già incontrato sul set di “Viola come il mare” – che permetterà a Yaman di esplorare un registro espressivo completamente inedito fatto di autoironia e leggerezza, lontano anni luce dalle atmosfere epiche della sua ultima fatica televisiva.

Il peso specifico dei fallimenti (e le scelte sbagliate come capitale umano)

Nel corso dell’incontro, moderato dallo stesso Nasta in un clima di spiccata complicità, l’attore ha voluto spezzare una lancia a favore di quegli errori che, sebbene dolorosi, considera fondamentali per la propria crescita professionale. «I fallimenti sono importantissimi – ha spiegato Yaman – senza di loro non si può arrivare al successo, perché spesso una scelta sbagliata si rivela col senno di poi un’opportunità». A sostegno di questa tesi ha portato l’esempio concreto di “Sandokan” stesso, un progetto che molti davano per fallito ancora prima di partire e che invece si è trasformato in un trionfo, insegnandogli che spesso è proprio quando si tocca il fondo che si può ripartire con maggiore slancio. Lui stesso ha ammesso di aver fatto «tantissime scelte sbagliate» nella vita privata come nella carriera, ma senza crogiolarsi nei rimpianti: ogni caduta, per sua stessa ammissione, gli ha fornito gli strumenti per gestire la popolarità travolgente di oggi.

Il ruolo del “cattivo”? Una partita a scacchi con il pubblico

Guardando al futuro prossimo (senza però dimenticare il presente fatto di set e nuove riprese), l’attore turco ha infine gettato un sasso nello stagno riguardo alla possibilità di interpretare un antagonista, magari in un thriller o in un dramma. La risposta, secca e lucida, è stata che non è ancora il momento giusto, né per mancanza di volontà da parte sua, ma per una precisa valutazione di tempismo rispetto al proprio pubblico. «Interpreterò un cattivo – ha dichiarato – quando la gente sarà pronta a distinguere l’attore dal personaggio. Io posso potenzialmente fare qualsiasi cosa, ma è una partita a scacchi: ogni mossa deve arrivare al momento giusto». Una dichiarazione che pesa le parole, rifiutando la logica della produzione seriale fine a se stessa per restituire dignità a un mestiere, quello dell’attore, che Yaman intende esplorare in tutte le sue sfumature senza restare prigioniero della maschera dell’eroe. Sulla commedia, invece, si è già lanciato: «Ad agosto non faremo vacanze, gireremo “Bro”» ha concluso, suggellando un patto artistico che promette di restituire al pubblico un volto inedito del divo turco, meno perfetto ma forse più autentico.

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