Lovati, l'ex legale di Sempio, ascoltato dalla procura di Brescia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Massimo Lovati, che in passato ha patrocinato gli interessi di Andrea Sempio, figura collegata alla vicenda di Garlasco dove perse la vita Chiara Poggi, si è presentato spontaneamente davanti ai magistrati bresciani per un interrogatorio che si preannunciava delicato. "Se mi chiameranno andrò dai pm, altrimenti meglio stare alla larga", aveva dichiarato in precedenza l'avvocato, il quale era stato allontanato dal pool difensivo a causa di divergenze, non marginali, sulla strategia processuale da adottare e per alcune dichiarazioni, poi finite nelle mani di Fabrizio Corona, che riguardavano la Procura di Pavia, gli ex difensori di Alberto Stasi e il noto caso di Yara Gambirasio.

L'inchiesta sui pagamenti e l'ombra della corruzione

Al centro delle attenzioni degli inquirenti vi è una serie di movimenti finanziari, quantificabili in diverse decine di migliaia di euro, che sarebbero stati effettuati nel 2017 e che, secondo l’ipotesi accusatoria, potrebbero configurare il reato di corruzione. L’obiettivo di tali presunti pagamenti, come emerge dagli atti, sarebbe stato quello di favorire l’archiviazione delle indagini a carico di Andrea Sempio. La Procura di Brescia, per dipanare una matassa così intricata, ha quindi deciso di ascoltare, uno dopo l’altro, tutti gli ex legali che si sono succeduti nella difesa dell’uomo: dopo le testimonianze di Simone Grassi e Federico Soldani, è toccato proprio a Lovati fornire la sua versione dei fatti, sebbene la sua posizione, al momento, sia quella di persona informata sui fatti e non di indagato.

La ricostruzione dei flussi economici

Prima di varcare la soglia del tribunale, Lovati ha anticipato ai giornalisti ciò che avrebbe dichiarato all’interno dell’aula, mostrandosi determinato a confermare puntualmente quanto già reso noto. "Confermerò quanto già detto e cioè che ho preso 15mila euro dal collega Soldani", ha affermato, precisando poi, in modo netto, di non essere stato lui a sollecitare alcun versamento. "Io non ho mai chiesto soldi, andavo a prendere i soldi che chiedeva Soldani", ha specificato, delineando un ruolo che egli stesso descrive come quello di un mero esecutore materiale, incaricato di ritirare delle somme il cui importo e la cui destinazione ultima sarebbero stati stabiliti da altri.

Il contesto processuale e i protagonisti

L’indagine bresciana, che vede nel mirino l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti e Giuseppe Sempio, padre di Andrea, si intreccia inevitabilmente, seppure in maniera indiretta, con la tragica storia di Chiara Poggi. Quel che gli investigatori stanno tentando di accertare è se quelle transazioni, di cui una parte è stata ammessa dallo stesso Lovati, costituissero il prezzo pattuito per influenzare l’esito delle indagini preliminari. L’avvocato, nel suo racconto, circoscrive la propria conoscenza ai soli movimenti che lo hanno visto personalmente coinvolto, dichiarando: "Io so quello che han dato a me", una frase che sottolinea la sua volontà di riferire esclusivamente su operazioni di cui ha diretta consapevolezza.

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