Castlevania: Belmont's Curse, il metroidvania che riporta a casa i Belmont
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Parigi, 1499. Il cacciatore di vampiri Trevor Belmont, l'eroe che ha sconfitto Dracula, si precipita ai piedi di una cattedrale di Notre-Dame avvolta dalle fiamme, quando uno sciame di creature demoniache si avventa sulla popolazione inerme. Mentre i cieli e le strade della città si tingono di rosso, prende forma il grande disegno delle forze del male, che hanno orchestrato un piano quasi perfetto per catturare il principale oppositore dell'oscurità.
È l'incipit di Castlevania: Belmont's Curse, il nuovo capitolo della serie firmata Konami, sviluppato da Evil Empire con la supervisione di Motion Twin, la software house francese già autrice di Dead Cells. Il gioco è disponibile dal 15 ottobre su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e PC.
Una nuova Belmont per una vecchia maledizione
A impugnare la frusta questa volta non è Trevor, ma sua figlia Rose, nata dall'unione con Sypha Belnades, i cui eventi si collocano temporalmente dopo Castlevania III: Dracula's Curse e Curse of Darkness. La giovane Belmont porta con sé un fardello genetico: una maledizione trasmessa dalla madre, un segno cremisi che risale lungo il braccio destro e che rischia di trasformarla in un mostro se dovesse perdere il controllo delle proprie emozioni.
La narrazione, che si districa lungo una campagna di circa quindici-venti ore, intreccia il destino di Rose con il ritorno di Dracula e con una serie di personaggi noti agli appassionati della saga, da Death a Carmilla, passando per una rilettura in chiave gotica di Giovanna d'Arco. Il sistema dei tarocchi, ereditato dalla madre, consente a Rose di assorbire l'energia spirituale dei boss sconfitti e di utilizzarne i poteri, un espediente che lega meccanicamente progressione e narrativa.
La frusta come strumento di movimento, non solo di offesa
Il cuore del sistema di gioco risiede nella frusta, che in Belmont's Curse non si limita a colpire i nemici ma diventa un vero e proprio strumento di locomozione. Agganciandosi a punti specifici, Rose può oscillare tra le piattaforme, lanciarsi verso avversari distanti e aprire percorsi altrimenti inaccessibili. Questa meccanica, potenziata dall'abilità di agganciarsi ai nemici per proiettarsi nella loro direzione, conferisce agli scontri un ritmo serrato e acrobatico, con un sistema di combattimento che premia la lettura dell'arena e la tempestività delle schivate.
Le armi si dividono in sette famiglie distinte – spade, spadoni, lance, fruste, tirapugni, scudi e lame gemelle – ognuna con moveset peculiari e caratteristiche proprie: la frusta infligge danni critici sulla punta, i guanti accumulano potenza con colpi ripetuti, la lancia offre portata estesa. A completare il quadro concorrono gli Arcani, poteri magici sbloccabili sconfiggendo i boss, equipaggiabili uno per volta e potenziabili attraverso sfide in-game che spaziano dall'eliminazione di nemici in specifiche condizioni alla risoluzione di enigmi ambientali.
Un metroidvania che sa di casa, ma con qualche spina
La struttura di gioco segue fedelmente il canone del genere che porta il nome della serie: una mappa interconnessa che si espande man mano che Rose acquisisce nuove abilità, con un backtracking costante e la necessità di rivisitare aree precedentemente inaccessibili. Il level design alterna sezioni di platforming a enigmi ambientali e stanze d'orda, dove i cancelli si sigillano fino all'eliminazione di tutte le minacce.
Le critiche mosse da diverse testate si concentrano su alcuni aspetti ricorrenti: l'imprecisione delle hitbox di aggancio della frusta, che in talune circostanze può risultare frustrante durante le sezioni di platforming più esigenti; la difficoltà di alcune stanze trappola, percepite come punitive più che stimolanti; e la mancanza di originalità in un panorama, quello dei metroidvania, ormai saturo di concorrenti agguerriti. La versione per Nintendo Switch è stata segnalata per alcune problematiche tecniche.
Accoglienza della critica e posizionamento nella saga
Le valutazioni della stampa specializzata collocano Belmont's Curse in una posizione di rilievo all'interno della serie. Su Metacritic la versione PlayStation 5 registra una media di 86, piazzandosi come quinto capitolo meglio valutato della saga, alle spalle di Aria of Sorrow e Circle of the Moon, entrambi a 91, e di Symphony of the Night e Dawn of Sorrow, fermi a 89. Tra i voti assegnati dalle maggiori testate internazionali figurano il perfect score di GameSpot, i 97 di RPG Fan, i 93 di Game Informer e gli 85 di Multiplayer.
It, mentre all'estremo opposto si segnalano i 70 di Push Square e Gamekult e il 60 di VGC. I giudizi positivi si concentrano sul sistema di combattimento, sull'esplorazione e sulla direzione artistica, mentre le riserve riguardano la difficoltà talvolta sbilanciata e la sensazione che il gioco, pur solido, non riesca a distinguersi in un genere ormai affollato di alternative di alto profilo.
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