Can Yaman, il mistero del blitz antidroga a Istanbul e l'allenatore italiano: «Assumendo sostanze non avrebbe retto»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un'operazione a tinte fosche, sviluppatasi nelle ore piccole tra venerdì e sabato scorsi nei locali più esclusivi di Istanbul, ha riportato sotto i riflettori della cronaca l'attore turco Can Yaman, volto notissimo al pubblico italiano per l'interpretazione del personaggio di Sandokan nel recente remake trasmesso da Rai 1. Il blitz, condotto dalle squadre antidroga, si è snodato attraverso nove diversi night club, coinvolgendo una serie di vip e personaggi pubblici, tra i quali è apparso subito il nome dello stesso Yaman. La dinamica iniziale, tuttavia, si è presto rivelata opaca, avvolta in un alone di contraddizioni: si è parlato di una soffiata, di un mandato di arresto che poi non è mai esistito e, infine, di un fermo di routine seguito da un esame del sangue e da un rapido rilascio dopo una semplice dichiarazione dell'interessato.

L'ipotesi del consumo e la smentita dall'Italia

Proprio mentre la notizia del fermo, con le sue implicazioni legate al possesso di stupefacenti, faceva il giro del mondo, dall'Italia giungeva una voce autorevole a stroncare sul nascere ogni ipotesi di consumo abituale. A parlare è Emiliano Novelli, allenatore romano che proviene da una stirpe di professionisti degli stunt, attivo da tre generazioni nelle scene d'azione più pericolose del cinema. Novelli, attualmente impegnato sul set del nuovo film di Mel Gibson, ha seguito Yaman in maniera assidua e rigorosa per prepararlo al ruolo fisicamente impegnativo di Sandokan. «L'abbiamo allenato tutti i giorni, per cinque mesi prima delle riprese, con un team di cinque persone e sessanta sul set», ha spiegato l'esperto, lasciando poco spazio a dubbi: «Assumendo quelle sostanze non avrebbe mai retto il ritmo. Servono un fisico perfetto e una mente lucida, elementi che aveva». Una testimonianza che getta una luce diversa sulla vicenda, sottolineando le estreme esigenze atletiche richieste dal set e la disciplina necessaria a sostenerle.

La complessa macchina delle indagini

Resta il fatto che l'operazione di Istanbul non è un episodio isolato, ma si inserisce in una campagna più ampia che da mesi coinvolge celebrità e giornalisti della capitale turca in una fitta rete di controlli. La ricostruzione dei fatti nella notte del blitz rimane parzialmente nebulosa: dopo il fermo, l'attore è stato condotto in una stanza riservata per le procedure, dove è stato sottoposto al prelievo ematico. L'esito di quelle analisi, al momento, non è stato reso pubblico, ma è bastato a determinare il suo rilascio senza alcuna accusa formale. Questo passaggio, unito alla mancanza di un mandato e alla rapidità con cui è stato lasciato andare, alimenta interrogativi sulle reali motivazioni e sulla natura dell'intera azione di polizia, la cui regolarità procedurale sembra essere stata messa in discussione dalle stesse circostanze.

Tra fiction e realtà

La coincidenza temporale ha creato un cortocircuito tra la vita pubblica e quella privata dell'attore. Mentre le agenzie battevano la notizia del fermo, infatti, in televisione andava in onda una sua apparizione, preregistrata, in uno dei programmi di maggior ascolto, "C'è posta per te", condotto da Maria De Filippi. Uno stacco netto tra l'immagine del vip festeggiato in studio e quella dell'uomo al centro di un'indagine giudiziaria. La parabola, seppur breve, è stata repentina: dall'essere l'ispettore di polizia nella serie "Viola come il mare" al trovarsi, seppur per poche ore, nel ruolo del cittadino fermato in un'operazione antidroga. Una dicotomia che la spiegazione tecnica del suo allenatore sembra voler ricomporre, puntando l'attenzione sulla dedizione professionale e sulle prove fisiche superate per un ruolo che richiedeva prestazioni al limite.

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