Tentato sequestro a Osio Sotto, entra negli spogliatoi fingendosi il padre: arrestato 30enne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il pomeriggio di sport, per un gruppo di bambini che frequentano l’oratorio San Giovanni Bosco di Osio Sotto, in provincia di Bergamo, si è trasformato in un incubo quando un estraneo ha varcato la soglia degli spogliatoi con un intento chiaro e ben preciso: portare via un piccolo di otto anni. L’episodio, avvenuto giovedì 26 marzo al termine dell’allenamento della squadra “Primi Calci”, ha visto protagonista un uomo di trent’anni, di origine pakistana e residente a Dalmine, che ha tentato di asportare il minore spacciandosi per il padre. La sua messinscena, costruita con una freddezza che ora gli inquirenti stanno cercando di decifrare, si è infranta contro la lucidità del bambino e la reazione immediata degli adulti presenti.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della stazione di Osio Sotto, intervenuti dopo la chiamata al 112, l’uomo si era già fatto notare durante l’allenamento. Un genitore, notandolo tra il pubblico, gli avrebbe chiesto se fosse il padre di un bambino di origini marocchine, indicandolo e pronunciandone il nome; lui rispose di sì, gettando le basi per un inganno che avrebbe tentato di perfezionare pochi minuti dopo. Conclusa la seduta, mentre i bambini si cambiavano, il trentenne è entrato nello spogliatoio. Con determinazione, ha indicato il piccolo di otto anni, chiamandolo per nome e dichiarando ai presenti: “Sono suo padre, devo portarlo via”.

È in quel frangente, in quello spazio ristretto e apparentemente protetto, che la tensione è salita. Il bambino, guardando l’allenatore, ha pronunciato una frase che ha smontato l’intera finzione: “Non è mio papà”. Quella negazione, secca e immediata, ha fatto scattare l’allarme. L’allenatore, insospettito e poi certo del pericolo, ha allontanato l’uomo. Ma l’indagato, anziché desistere, ha tentato un secondo approccio, cercando di raggiungere nuovamente il bambino attraverso un altro ingresso degli spogliatoi. Un tentativo, questo, bloccato nuovamente dagli istruttori che, nel frattempo, avevano iniziato a circondarlo.

Vistosi scoperto e accerchiato, l’uomo ha tentato la fuga, cercando di allontanarsi rapidamente dalla struttura. La fuga, però, è durata poco. I genitori degli altri piccoli atleti, sopraggiunti per prendere i propri figli e ormai allertati sulla situazione, hanno bloccato l’uomo, immobilizzandolo in attesa dell’arrivo delle pattuglie. Quando i carabinieri sono giunti sul posto, il trentenne non ha opposto resistenza; anzi, secondo alcune testimonianze, avrebbe più volte ripetuto “ho sbagliato, ho sbagliato”, pur senza fornire alcuna spiegazione plausibile circa le ragioni che lo avevano spinto a compiere quel gesto. Le indagini, condotte dai militari, hanno accertato che l’uomo era incensurato e in regola sul territorio nazionale, elementi che non hanno impedito alla Procura di valutare la gravità del fatto.

L’arresto, avvenuto in flagranza di reato per tentato sequestro di persona aggravato dalla minore età della vittima, è stato successivamente convalidato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bergamo. Nel corso dell’interrogatorio di convalida, l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere, o comunque non ha offerto elementi utili a chiarire la dinamica o le motivazioni più profonde del tentativo di rapimento. Il giudice, di fronte a un quadro indiziario ritenuto solido e alla mancanza di giustificazioni, ha disposto per il trentenne la misura cautelare più afflittiva: la custodia in carcere.

Restano ora al vaglio degli inquirenti gli aspetti più oscuri della vicenda. Non è ancora chiaro, nello specifico, se l’uomo avesse precedentemente monitorato l’oratorio o se si sia trattato di un gesto estemporaneo. Ciò che emerge con chiarezza è la tempestività con cui il contesto sociale e sportivo ha reagito: la presenza attenta dell’allenatore, il coraggio del bambino e il blocco fisico operato dai genitori hanno rappresentato una catena di ostacoli insormontabili per il rapinatore. L’oratorio, un luogo tradizionalmente deputato all’aggregazione e alla formazione giovanile, è stato teatro di una violenza solo sfiorata, che lascia aperte le indagini per accertare eventuali complicità o premeditazioni.

La risposta delle forze dell’ordine e l’iter giudiziario

La macchina giudiziaria si è messa in moto immediatamente dopo l’intervento dei carabinieri della stazione di Osio Sotto. La tempestività della segnalazione al 112, effettuata dagli adulti presenti mentre trattenevano l’uomo, ha consentito ai militari di giungere sul posto in pochi minuti, procedendo al fermo e all’identificazione del trentenne. Nella caserma, al termine dei rilievi del caso, è scattata la dichiarazione di arresto, comunicata al pubblico ministero di turno, che ha disposto la traduzione in carcere.

L’attenzione si è concentrata sulla mancanza di una logica apparente nella condotta dell’arrestato. Il fatto che l’uomo non fosse conosciuto né dalla vittima né dai familiari, unito alla circostanza che abbia ripetutamente chiamato il bambino per nome – nonostante non lo conoscesse – rappresenta per gli inquirenti un elemento di particolare gravità, che denota una premeditazione quantomeno contingente. L’accusa, formalizzata poi dal giudice, è quella di tentato sequestro di persona, circostanza aggravata dall’età della vittima (otto anni) e dal luogo in cui si è consumato il tentativo, considerato alla stregua di un luogo pubblico o comunque esposto al pubblico. La convalida e l’applicazione della custodia cautelare in carcere rappresentano, in questa fase, il massimo livello di restrizione della libertà personale, a testimonianza della valutazione di concreto pericolo di reiterazione o di inquinamento delle prove da parte dell’autorità giudiziaria.

Un precedente preoccupante nel Bergamasco

L’episodio di Osio Sotto non è purtroppo un caso isolato nel territorio bergamasco, e richiama alla memoria dinamiche simili verificatesi a poche settimane di distanza. Lo scorso febbraio, a Bergamo città, un uomo di 47 anni aveva tentato di strappare una bambina di un anno e mezzo dalle braccia della madre all’interno di un supermercato. In quell’occasione, la reazione del padre e degli altri clienti riuscì a bloccare il rapimento, ma la piccola riportò una frattura a una gamba, oltre al trauma psicologico. Mentre in quel caso il movente sembrava legato a una situazione di alterazione psichica dell’aggressore, per il tentativo dell’oratorio di Osio Sotto i margini di valutazione restano ancora aperti: gli investigatori stanno vagliando ogni pista, senza escludere alcuna ipotesi, in attesa di sviluppi che possano chiarire perché l’uomo abbia scelto proprio quel bambino, proprio quel giorno.

Meta Description: Osio Sotto: un uomo di 30 anni tenta di rapire un bambino di 8 anni fingendosi il padre negli spogliatoi dell’oratorio. Arrestato dai carabinieri per tentato sequestro.

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