Maxi operazione contro i Piromalli, 26 arresti: in manette il boss Pino "Facciazza"
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Redazione Interno
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Dalle prime luci dell'alba, i carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale hanno dato esecuzione a un'ordinanza cautelare emessa dal tribunale di Reggio Calabria, che dispone il carcere per ventisei persone, ritenute vicine alla cosca Piromalli. L'operazione, denominata "Res Tauro" e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha impegnato reparti in diverse regioni d'Italia, a dimostrazione di un'attività investigativa di ampio respiro. Gli indagati, le cui posizioni sono state esaminate dal gip su richiesta del procuratore Giuseppe Borrelli e dell'aggiunto Stefano Musolino, devono rispondere di un ampio ventaglio di accuse, tutte caratterizzate dall'aggravante del metodo mafioso.
Tra i destinatari delle misure cautelari spicca la figura del boss Giuseppe Piromalli, noto come "Pino Facciazza", ottant'anni, il quale, nonostante la non più giovane età e un recente periodo di libertà dopo ventidue di detenzione, è finito nuovamente nel mirino della giustizia. È proprio lui, stando a quanto ricostruito dalle indagini, che in alcune intercettazioni si sarebbe autodefinito "il padrone di Gioia Tauro", epiteto che sintetizza la presunta influenza del clan sul territorio. Le accuse a suo carico, come per gran parte degli altri arrestati, spaziano dall'associazione di tipo mafioso all'estorsione, fino a reati finanziari come il riciclaggio e il trasferimento fraudolento di valori.
L'inchiesta del Ros, i cui dettagli sono contenuti nel provvedimento del giudice, ha permesso di documentare la ripresa delle attività del sodalizio criminale, che non si sarebbe limitato a gestire interessi in Calabria ma avrebbe allargato i propri affari illeciti anche in altre aree del paese. Oltre ai reati più strettamente legati alla sfera della coercizione e dell'intimidazione, il gruppo è indagato per illeciti concernenti la detenzione di armi e munizioni e per aver alterato la regolarità delle procedure d'asta, il cosiddetto turbata libertà degli incanti, al fine di assicurarsi appalti e gestioni.




