Ballottaggi comunali, ad Agrigento la sfida decisiva tra Sodano e Alonge mentre lo spoglio disegna nuovi equilibri
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Redazione Interno
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Si sono chiuse definitivamente, lunedì 8 giugno alle ore 15, le urne per il turno di ballottaggio che ha interessato 42 Comuni distribuiti in 12 regioni, un’operazione elettorale complessa che includeva sei capoluoghi di provincia – Agrigento, Arezzo, Chieti, Lecco, Macerata e Trani – ai quali si aggiungeva, in un quadro istituzionale differenziato, la chiamata al voto per 148 Comuni della Sardegna, dove invece si è votato al primo turno.
L’attenzione, in queste ore, è interamente catalizzata dallo scrutinio dei voti, iniziato subito dopo la chiusura dei seggi, con gli occhi puntati in particolare sul duello agrigentino tra Michele Sodano e Dino Alonge: un testa a testa, quello nella Città dei Templi, che già al primo turno aveva visto Sodano (appoggiato da una coalizione atipica che unisce Controcorrente, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle) sfiorare la vittoria diretta fermandosi al 39,1%, una manciata di voti che gli sarebbe valsa l’elezione senza bisogno del ballottaggio.
A pesare sul clima di vigilia, in questo contesto di fibrillazione politica, è stato il dato in netto calo dell’affluenza: alle 23 della prima giornata di votazione (quella di domenica 7 giugno) si era recato alle urne il 39,79% degli aventi diritto, un dato in flessione di quasi sette punti percentuali rispetto al 46,56% registrato nel primo turno del 24 e 25 maggio, un calo che testimonia il progressivo disincanto dell’elettorato di fronte a una tornata amministrativa percepita come meno decisiva di quella precedente.
La contesa, ad Agrigento, ha assunto i contorni di una resa dei conti politica dal forte valore simbolico, tanto che il principale sponsor politico di Sodano – il deputato regionale ed ex iena Ismaele La Vardera – ha definito la possibile affermazione del proprio candidato come un risultato destinato a fare epoca, in grado di ridisegnare gli equilibri regionali e di mettere in seria difficoltà la coalizione di centrodestra, già provata dalle sconfitte subite in altre tre piazze importanti come Messina, Enna e Marsala.
Spoglio in diretta, la partita dei voti disgiunti e le incognite dei centristi
Lo spoglio delle schede, avviato senza soluzione di continuità alle 15 di oggi, si preannuncia come un’analisi puntuale di quei meccanismi di voto disgiunto che, come emerso già dalla prima tornata, hanno caratterizzato la competizione in Sicilia e non solo.
Al primo turno, infatti, i candidati sindaco hanno spesso raccolto meno preferenze rispetto alle singole liste che li sostenevano, un fenomeno che ha costretto i due sfidanti – il quarantenne Sodano e il suo avversario Alonge – a inseguire i voti di coloro che al primo giro avevano scelto terze forze, in primis gli elettori di Luigi Gentile, il candidato appoggiato da Lega e Democrazia Cristiana che aveva ottenuto un significativo 14% senza però concedere apparentamenti ufficiali per questo secondo turno.
In questa fase di scrutinio, mentre i numeri cominciano a scorrere nei seggi allestiti nei plessi scolastici della città, diventa cruciale capire come si stanno muovendo quei flussi di elettorato moderato o deluso dalla politica attiva, la cui scelta determinerà se Agrigento potrà avere un sindaco espressione di un centrosinistra trasversale o se invece il centrodestra (rappresentato da Alonge) riuscirà a mantenere la poltrona pur con una maggioranza consiliare potenzialmente zoppicante.
Giustizia e inchieste, l’ombra delle indagini sul voto nel capoluogo siciliano
A rendere ancor più rovente la posta in gioco – al di là della semplice lettura dei numeri dello scrutinio – è stato il contesto giudiziario che ha avvolto come un velo la campagna elettorale agrigentina, con inchieste della magistratura che hanno toccato da vicino alcuni dei principali referenti politici di Dino Alonge.
La procura di Caltanissetta, in particolare, ha formulato una richiesta di arresto per il deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gallo, accusato di corruzione nell’ambito di un’indagine sul Centro per la formazione del personale del servizio sanitario (Cefpas); un’inchiesta che, secondo gli atti investigative, avrebbe rivelato un sistema di nomine pilotate finalizzate a espandere l’influenza politica anche su enti come la Fondazione “Agrigento Cultura 2025”, dove secondo gli inquirenti si sarebbe tentato di sostituire un consigliere per favorire l’ingresso di un parente del direttore
. Parallelamente, altri due big della politica locale riconducibili all’area di centrodestra – il parlamentare nazionale Calogero Pisano e il deputato regionale Roberto Di Mauro – risultano rispettivamente indagati per truffa, peculato e tangenti, circostanze che hanno inevitabilmente appesantito il clima in cui si è svolto lo spoglio, con gli elettori chiamati a esprimersi non solo su programmi e alleanze ma anche sulla tenuta etica della classe dirigente regionale.
Mentre i presidenti di seggio procedono con lo scrutinio manuale delle schede – un’operazione che nei 42 comuni al ballottaggio richiederà diverse ore per giungere a un verdetto consolidato – i riflettori restano accesi su Agrigento, dove il risultato finale non si limiterà a decretare un nome per la poltrona di sindaco, ma rappresenterà un termometro preciso delle trasformazioni in atto nel panorama politico dell’isola e, più in generale, della capacità dei movimenti civici di erodere consenso ai tradizionali schieramenti bipolari.
Il silenzio delle urne, finalmente rotto dall’annuncio dei primi scrutinii parziali, restituirà nelle prossime ore il verdetto su una delle sfide più seguite di questa tornata amministrativa del 2026, consegnando agli agrigentini il nome di chi dovrà governare la Capitale della Cultura in un momento storico segnato da profonde incertezze economiche e sociali.




