Ursula von der Leyen presenta la strategia Ue per i piccoli reattori modulari: l’obiettivo è averli operativi entro il 2030
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Redazione Economia
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Il panorama energetico europeo, dopo anni di tentennamenti e di una certa ritrosia ideologica, sembra aver definitivamente voltato pagina, abbracciando una tecnologia che fino a ieri era considerata quasi un tabù. È dal palco del vertice mondiale sull’energia nucleare, che si è tenuto a Parigi, che la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha lanciato un messaggio chiaro e netto, destinato a ridefinire le priorità del continente in materia di approvvigionamento e sostenibilità. La nuova parola d’ordine, per usare le sue stesse espressioni, è “reattori modulari di piccole dimensioni”, i cosiddetti SMR, che Bruxelles vuole vedere operativi “entro l’inizio degli anni 2030”. Un’accelerazione, questa, che non è solo una dichiarazione di intenti, ma che si inserisce in un quadro più ampio di iniziative concrete, presentate ufficialmente il 10 marzo, volte a stimolare gli investimenti in soluzioni di energia pulita e autoctona, aumentando al contempo la resilienza del sistema e riducendo quei prezzi dell’energia che da troppo tempo mettono in ginocchio famiglie e imprese.
Un investimento da 75 miliardi e la svolta della Bei per l’energia pulita
Il cuore pulsante di questa nuova offensiva comunitaria risiede nella cosiddetta “strategia di investimento per l’energia pulita”, un piano ambizioso che si avvarrà in maniera determinante della partecipazione attiva della Banca europea per gli investimenti. Sarà proprio la Bei, infatti, a fungere da volano finanziario, erogando oltre 75 miliardi di euro di finanziamenti nell’arco dei prossimi tre anni. Una iniezione di liquidità, questa, che non si limiterà a sostenere le sole fonti rinnovabili ma che, novità assoluta, guarderà con favore anche a quelle nucleari, sancendo di fatto una neutralità tecnologica che fino a poco tempo fa era impensabile. La stessa von der Leyen, del resto, non ha nascosto un certo rammarico per il passato, definendo “un errore strategico” l’allontanamento dell’Europa da una fonte energetica affidabile e a basse emissioni come l’atomo, un passo indietro che ha reso il continente più dipendente dalle importazioni e più esposto alla volatilità dei mercati.
La posizione dell’Italia tra entusiasmo e pragmatismo: parla Stefano Monti
In questo clima di rinnovato fermento pro-nucleare, l’Italia osserva con attenzione, forte di un tessuto industriale che, nonostante le passate dismissioni, è rimasto competitivo a livello globale. A testimoniare l’interesse della Penisola per gli sviluppi in corso è Stefano Monti, presidente dell’Associazione Italiana Nucleare (Ain), il quale, pur con la prudenza del caso, ha commentato le ultime mosse di Bruxelles sottolineando come, al di là delle cifre stanziate, che per ora definisce “ancora contenute”, il vero passo in avanti sia rappresentato dall’impostazione strategica del piano europeo. Monti, ascoltato a margine degli eventi parigini, ha voluto evidenziare come la chiave di volta non risieda tanto nei fondi immediatamente disponibili, quanto piuttosto nella capacità di creare un ecosistema favorevole agli investimenti, capace di attrarre capitali privati e di fornire quelle garanzie normative che fino a ieri mancavano.
La necessità di una filiera competitiva e il ruolo di Nuclitalia
L’analisi di Monti si sofferma anche sulle ricadute concrete per il sistema Paese, ricordando come l’industria italiana, seconda manifatturiera nucleare in Europa, sia già posizionata per giocare un ruolo da protagonista in questa nuova fase. Per farlo, però, occorre che il quadro normativo nazionale si allinei rapidamente a quello europeo, a partire dall’approvazione del disegno di legge delega sul nucleare sostenibile e dalla creazione di una authority per la sicurezza indipendente e all’altezza degli standard internazionali. Un passaggio, quest’ultimo, che Monti ritiene imprescindibile per il licensing dei nuovi impianti e che richiederà competenze e risorse adeguate, da costruire negli anni. In questo contesto, iniziative come la nascita di Nuclitalia, la joint venture tra Enel, Ansaldo Energia e Leonardo, rappresentano un segnale incoraggiante di quanto il mondo industriale sia già proiettato verso il futuro, studiando le tecnologie SMR e analizzando le opportunità di mercato per non farsi trovare impreparato quando, finalmente, si passerà dalle dichiarazioni di intenti ai cantieri veri e propri.




