Crollo alla Torre dei Conti, tra inchieste e un recupero possibile
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Redazione Interno
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La Torre dei Conti, monumento che da secoli scandisce il profilo di Roma con la sua mole severa, è oggi un gigante ferito, un’“ossatura pericolante”, come l’hanno definita alcuni tecnici, dopo il crollo che ne ha devastato una porzione e che ha stroncato la vita di un operaio sessantaseienne. Le sue spesse mura, pesantemente lesionate e private dei solai interni, che un tempo fungevano da elementi di contrasto alla pressione laterale, si ergono come una scatola vuota, esposta alle sollecitazioni e agli agenti atmosferici. Nonostante questo quadro, che appare desolante agli occhi di chi osserva le impalcature e le nuove gabbie di protezione, gli esperti non escludono affatto che un recupero dell’edificio sia un’ipotesi concretamente perseguibile, a patto che si intervenga senza ricorrere a demolizioni più invasive, le quali, sebbene risolutive sotto il profilo della sicurezza immediata, cancellerebbero per sempre un frammento di storia. Prima di qualsiasi decisione operativa, però, sarà indispensabile comprendere a fondo le reali condizioni di staticità della struttura, già inagibile da diverso tempo e segnata da crepe profonde che ne minano la stabilità.
Le ripercussioni economiche e l’addio di un locale
L’incertezza che grava sul futuro del monumento, unita alla percezione di un pericolo incombente, ha immediate ripercussioni sulla vita economica e sociale dell’area. Proprio di fronte alle transenne e ai dispositivi di sicurezza, il ristorante e bar “Massenzio ai Fori” ha già abbassato la saracinesca. Manuel Felicetti, il giovane direttore del locale, ha preso la decisione drastica di cessare l’attività, dichiarando di non vedere alternative praticabili in un clima di così forte precarietà. “Cosa dico ai dipendenti? Sarà meglio programmare delle ferie subito”, ha affermato con amarezza, evidenziando come l’evento non sia solo una tragedia umana e patrimoniale, ma un fatto che destabilizza l’intero tessuto produttivo circostante, gettando bar, ristoranti e alberghi in uno stato di ansia per le troppe incognite che si prospettano nei prossimi giorni.
L’iter burocratico e l’inchiesta della Procura
Alle spalle di questo dramma si dipana una vicenda amministrativa lunga e tormentata, che riguarda la riqualificazione della torre, nei documenti ufficiali spesso citata come “Tor de’ Conti”. Un bando da cinque milioni di euro, gestito dalla società Giubileo 2025 e finalizzato a non disperdere i fondi del Pnrr, ha seguito un accordo quadro di Invitalia che era saltato per un disguido di natura tecnica; una gara, questa, che si è distinta per non aver adottato il criterio del “massimo ribasso”, cercando forse di privilegiare la qualità degli interventi. Sulla scia della tragedia, la Procura di Roma ha avviato un’inchiesta per omicidio colposo, procedendo all’acquisizione di tutti gli atti relativi all’appalto per i lavori di restauro, al fine di accertare eventuali responsabilità e disporre le necessarie verifiche.
Sicurezza e lutto cittadino
Nel mentre, le autorità competenti hanno dato il via a una serie di accertamenti sulla sicurezza dell’intera zona, che hanno portato a evacuazioni preventive di alcuni edifici, un’operazione cautelare dettata dalla necessità di proteggere l’incolumità pubblica. Il Campidoglio, dal canto suo, ha proclamato il lutto cittadino in memoria di Octav Stroici, l’operaio deceduto, mentre i tecnici sono al lavoro per definire un piano che possa mettere in sicurezza quanto resta della torre. L’ennesima morte sul lavoro, che ha colpito nel cuore della capitale, impone una riflessione stringente, non solo sulle procedure di cantiere ma anche sulla conservazione di un patrimonio architettonico tanto fragile quanto prezioso.




