Gaza, Boeri: «Il mio bosco verticale incompatibile con il progetto»
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Redazione Esteri
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L’archistar Stefano Boeri, padre dell’iconico Bosco Verticale milanese, ha preso le distanze in modo netto dal controverso progetto di ricostruzione postbellico di Gaza, definendolo «incompatibile» con la sua filosofia e prefigurando un «futuro inaccettabile e perverso». La sua dichiarazione giunge in seguito alle rivelazioni del Washington Post su un piano, sostenuto dall’amministrazione Trump, che mira a trasformare la Striscia in una sorta di Riviera del Medio Oriente, il cui prerequisito fondamentale risiederebbe nello spostamento coatto della popolazione palestinese.
Quello che poteva apparire come una mera fantasia trumpiana, già intravista in alcuni video diffusi sui suoi canali social, sta acquisendo i contorni di un’iniziativa concreta, seppur ammantata da un ambizioso acronimo: The GREAT Trust, che sta per Gaza Reconstitution, Economic Acceleration and Transformation. Il progetto, che alcuni osservatori hanno etichettato come un «genocidio ad altissima intensità finanziaria», trasformerebbe una colossale operazione di cancellazione di un popolo in una gigantesca operazione immobiliare, dotata di una regia chiara e di finanziatori ben definiti.
Al di là delle lussuose residenze sul mare, il piano “Great” delinea un futuro industriale per il territorio, prevedendo la costruzione di complessi fabbricativi per la produzione di veicoli elettrici (EV) nella zona di confine tra Gaza e Israele, i quali sarebbero alimentati da gas locale e fonti rinnovabili. Una visione che, mentre il conflitto infuria, disegna un passaggio diretto dalle macerie alle catene di montaggio, ignorando completamente le attuali condizioni umanitarie.




