Trump e il progetto "Gaza Riviera", Boeri: «Il mio bosco verticale è incompatibile»
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Redazione Esteri
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Quella che poteva apparire come una mera fantasia trumpiana, circolata tempo fa attraverso alcuni video sui suoi canali social, sta acquisendo i contorni di un progetto concreto, sebbene ancora avvolto in un alone di vaghezza. L’iniziativa, denominata "The GREAT Trust" – acronimo che sta per Gaza Reconstitution, Economic Acceleration and Transformation – prefigura la creazione di una sorta di Riviera mediorientale direttamente sulla costa di Gaza, la cui realizzazione presupporrebbe, tuttavia, lo spostamento coattivo dell’intera popolazione palestinese che vi risiede.
A esprimere una netta condanna, definendolo «inaccettabile e perverso», è stato l’architetto Stefano Boeri, noto per aver concepito il celebre "Bosco Verticale" milanese. Il complesso residenziale di Milano, caratterizzato da torri ricoperte di vegetazione, sarebbe stato addirittura citato come fonte d’ispirazione per gli sviluppi immobiliari previsti dal piano americano. Boeri, però, tiene a marcare una distanza incolmabile: la sua filosofia progettuale, imperniata sulla coesistenza tra natura e abitanti, risulterebbe del tutto incompatibile con un’operazione che si fonda, nelle sue parole, su una «colossale e disumana cancellazione di una popolazione».
Il progetto, che alcuni osservatori hanno etichettato come un «genocidio ad altissima intensità finanziaria», mira a trasformare radicalmente il volto del territorio. Oltre alla componente residenziale e turistica – la cosiddetta "Gaza resort" – emergono dettagli su un ambizioso piano industriale. Quest’ultimo prevede la costruzione di grandi complessi produttivi dedicati alla fabbricazione di veicoli elettrici, i quali sorgerebbero nella zona di confine tra Gaza e Israele, sfruttando sia gas locale che fonti di energia rinnovabile.




