Boeri e il Bosco Verticale nel piano postbellico Usa per Gaza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre a Milano deve rispondere alle accuse di un’inchiesta sulla speculazione edilizia, l’architetto Stefano Boeri si trova a dover gestire un’ulteriore questione, ben più spinosa e dal retaggio internazionale. Il suo progetto più celebre, il Bosco Verticale, è infatti citato – a suo dire, in modo del tutto distorto – all’interno di un documento riservato che circola nell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale delinea un piano di ricostruzione postbellico per la Striscia di Gaza.

Il cosiddetto “Piano Riviera”, le cui linee guida erano state anticipate dallo stesso Trump in un video a inizio febbraio, prefigura per l’area un futuro radicalmente diverso dall’attuale devastazione. L’ipotesi, che alcuni definiscono una distopia, trasformerebbe il territorio in una sorta di protettorato americano per un decennio, destinato a divenire sia una rinomata località turistica sia un polo manifatturiero all’avanguardia tecnologica. Una visione che, secondo quanto riportato, includerebbe anche lussuosi complessi residenziali.

Proprio in quest’ultimo ambito, una fotografia del Bosco Verticale milanese è stata inserita nel dossier a mo’ di ispirazione progettuale. Una circostanza che l’archistar ha definito, in una dichiarazione all’Ansa, «un cupo paradosso». Boeri ha espresso tutta la sua contrarietà, sottolineando come la sua opera sia nata per promuovere l’armonia con la natura e la storia dei luoghi, diventando un prototipo di architettura che, nel mondo, ha saputo accogliere non solo residenze di lusso ma anche edilizia sociale e servizi pubblici.

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