Stefano Boeri, l'archistar del Bosco Verticale, a processo per il progetto Bosconavigli
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Redazione Interno
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Il noto architetto Stefano Boeri, celebre in tutto il mondo per aver concepito i pionieristici grattacieli-alberi del Bosco Verticale, dovrà rispondere in sede penale per irregolarità connesse a un altro ambizioso progetto milanese. La giudice Giovanna Taricco, infatti, ha disposto il rinvio a giudizio per lui e per altre sei persone, i cui ruoli – seppur diversi – si intrecciano nella vicenda del complesso residenziale denominato Bosconavigli. L’avvio del processo, fissato al prossimo 16 marzo, segna una nuova tappa in un’inchiesta che da tempo scruta le dinamiche dell’urbanistica cittadina, sollevando questioni sulla correttezza delle procedure e sul rispetto delle norme nel trasformare porzioni di territorio. Gli imputati, stando a quanto emerso, devono rispondere di reati quali la lottizzazione abusiva e gli abusi edilizi, ipotesi di illecito che il pool di magistrati ha approfondito nel corso delle indagini.
Le accuse sull'operazione immobiliare
Il cuore delle contestazioni ruota attorno alla realizzazione del complesso Bosconavigli, un’operazione immobiliare di alto profilo già completata e situata nell’area dello Scalo San Cristoforo, tra piazzale delle Milizie e viale Troya. Secondo l’accusa, nel concepire e nel realizzare questo quartiere residenziale di lusso, sarebbero state commesse una serie di violazioni, le quali, se provate, configurerebbero reati contro il patrimonio edilizio pubblico. La vicenda giudiziaria, che si appresta a entrare nella fase dibattimentale, procede attraverso il meccanismo introdotto dalla riforma Cartabia: dopo l’udienza predibattimentale, che funge da filtro per scartare imputazioni palesemente infondate, il giudice monocratico ha ritenuto che vi siano gli estremi per celebrare il processo vero e proprio davanti a un giudice diverso, senza che sia passato per il vaglio di un giudice dell’udienza preliminare.
La posizione della difesa dell'architetto
Dal canto suo, la difesa dell’archistar ha già chiarito la propria linea, sostenendo con fermezza l’estraneità del proprio assistito a qualsiasi condotta penalmente rilevante. Gli avvocati, prevedendo quello che definiscono “un percorso inutile”, hanno ribadito la convinzione che dalle aule del tribunale emergerà l’assenza totale di reati, sottolineando come le attività progettuali e realizzative siano state condotte nella più assoluta correttezza. Tale posizione, peraltro, non è rimasta isolata nel panorama politico, dove alcuni esponenti di Fratelli d’Italia hanno espresso commenti sulla necessità che, in generale, “chi ha sbagliato paghi”, in un quadro di rigoroso rispetto della legalità, senza tuttavia entrare nel merito specifico delle responsabilità individuali ancora da accertare.
Il contesto delle inchieste milanesi
La vicenda giudiziaria che coinvolge una personalità di così alto profilo internazionale come Boeri si inserisce in un più ampio filone di indagini che periodicamente interessano la grande trasformazione urbana di Milano, una città in costante evoluzione dove i grandi interventi immobiliari attirano inevitabilmente l’attenzione dei controllori. Questi procedimenti, spesso tecnici e complessi, pongono sotto la lente d’ingrandimento il delicato equilibrio tra visione architettonica, interessi economici e scrupolosa adesione ai piani regolatori e alle autorizzazioni. L’esito del processo, che inizierà a marzo, sarà dunque seguito con attenzione non solo per le sue implicazioni legali, ma anche per il riverbero che potrebbe avere sul modo di concepire e governare lo sviluppo futuro della metropoli.




