La difesa spacca il campo largo: scontro tra Pd e riformisti sulla risoluzione con M5S e Avs

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione che da settimane serpeggia nel centrosinistra è esplosa con tutta la sua forza in concomitanza con le comunicazioni del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sull'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per le spese in difesa ed energia.

La risoluzione presentata da Pd, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra, che mirava a tracciare una linea comune in risposta alle linee guida del governo, non è mai stata messa ai voti tra Camera e Senato, ma ciò non ha impedito che le divergenze politiche si trasformassero in un vero e proprio psicodramma all'interno del campo largo.

Il primo scossone arriva dal gruppo dei riformisti dem, che hanno visto nel documento una posizione fin troppo vicina alle istanze pacifiste dei pentastellati, tanto che Italia viva è stato il primo partito a manifestare il proprio dissenso, seguito a ruota da alcune anime del Partito Democratico, innescando un cortocircuito che ha messo in luce le crepe profonde di un'alleanza già di per sé fragile su temi quali la politica estera e la difesa.

Lo psicodramma nel Pd e l'ira dei riformisti

Vedere il solitamente flemmatico Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, scaldarsi è un evento talmente raro da assumere i contorni di un episodio epocale per chi frequenta i corridoi di Montecitorio. Ieri, però, il presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha fatto ricorso a tutte le sue capacità di autocontrollo per non alzare la voce, o meglio, per non alzarla più di tanto, mentre si susseguivano colloqui sempre più accesi con i vertici del partito.

Prima un confronto con la segretaria Elly Schlein, poi un faccia a faccia ancor più burrascoso, in pieno Transatlantico, con la capogruppo Chiara Braga, e infine un colloquio a dir poco teso con il responsabile Esteri del partito, Peppe Provenzano. Al centro della contesa, la risoluzione congiunta che, secondo i riformisti, finiva per recepire acriticamente le posizioni del Movimento 5 Stelle, tradendo quella vocazione atlantista e riformista che il Partito Democratico ha sempre rivendicato come propria.

La rabbia, per certi versi, è filtrata anche attraverso le dichiarazioni ufficiose, con i parlamentari dell'area più moderata che hanno lamentato l'assenza di una strategia chiara, accusando la segreteria di aver ceduto alle pressioni di chi, nel Movimento, vede la difesa come un capitolo di spesa su cui opporre un veto assoluto, senza considerare le implicazioni internazionali e gli impegni assunti in sede Nato.

Le critiche del governo e le parole di Maria Cecilia Guerra

La tensione interna si è riversata inevitabilmente sulle valutazioni politiche generali, con la viceministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Maria Cecilia Guerra, che ha colto l'occasione per indirizzare una critica piuttosto aspra al governo guidato da Giorgia Meloni. Secondo Guerra, l'assenza di trasparenza sulle spese militari rappresenta un vulnus non trascurabile, ma ciò che ha fatto realmente infuriare l'esponente dem è stata quella che lei stessa ha definito una strategia economica orientata al consenso elettorale piuttosto che alla costruzione di un futuro collettivo.

Le sue osservazioni, che ricalcano le preoccupazioni espresse da più parti sulle reali motivazioni che spingono l'esecutivo a scomodare la clausola di salvaguardia, hanno trovato terreno fertile in un dibattito già infuocato, nel quale le accuse di strumentalizzazione politica si mescolano alle più concrete valutazioni sulle risorse da destinare ai comparti della difesa e dell'energia.

La viceministra ha insistito sul concetto che le scelte di bilancio non possano essere dettate da mere logiche elettorali, seppure la lettura dei fatti, in un contesto di crisi internazionali, resti inevitabilmente esposta a interpretazioni contrapposte e a una certa dose di scetticismo verso le reali intenzioni dell'esecutivo, che proprio sui temi della sicurezza nazionale e del riarmo sta cercando di ritagliarsi un ruolo di primo piano nel panorama europeo.

Il nodo della politica estera e l'alleanza difficile tra Pd e M5S

All'indomani di questi ultimi episodi, che hanno visto contrapposti da un lato l'area più tradizionalmente atlantista e dall'altra quella che potremmo definire "sovranista-pacifista", occorre parecchio ottimismo per credere che sul fronte della politica estera il centrosinistra possa un giorno presentarsi coeso.

Come immaginare che il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle riescano a trovare un accordo mai realmente cercato in questi mesi, se le premesse sono quelle di uno scontro frontale su un tema così sensibile come la difesa nazionale? Tutto o quasi si può fare sul piano retorico, giocando cioè con le parole per mascherare le divergenze, ma la politica estera, e oggi ancor di più quella della difesa, rappresenta forse il terreno dove le differenze emergono con maggior prepotenza, vanificando qualsiasi tentativo di mediazione di facciata.

I riformisti dem, forti della loro esperienza di governo e della storica collocazione internazionale del partito, non intendono cedere di un millimetro su un presunto allineamento con le posizioni del M5S, ritenendo che un atteggiamento ambiguo sulla sicurezza e sugli impegni presi con gli alleati possa costare caro in termini di credibilità.

Il Movimento, dal canto suo, appare saldamente ancorato a una visione che privilegia il dialogo e la soluzione negoziata dei conflitti, rigettando quasi con un riflesso pavloviano qualsiasi incremento delle spese militari, anche quando questo viene presentato come un adeguamento necessario agli standard europei.

In mezzo, il Partito Democratico cerca di tenere insieme le due anime, ma la distanza tra le posizioni di Guerini e quelle di Provenzano, solo per citare due nomi di spicco, dimostra quanto il cammino verso una sintesi politica sia ancora irto di ostacoli e quanto il tema del riarmo, con le sue implicazioni economiche e strategiche, stia diventando il vero banco di prova per le ambizioni di un campo largo che appare sempre più diviso al proprio interno.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.