Gaza, il prima e il dopo nella desolazione delle macerie
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Redazione Esteri
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Il fotoreporter palestinese Motaz Azaiza ha diffuso un video che, accostando le immagini della Striscia di Gaza nel 2023 a quelle odierne del 2025, restituisce la misura, cruda e inoppugnabile, di una trasformazione spaziale e umana di proporzioni apocalittiche. Il confronto, che non necessita di commenti verbali per la sua eloquenza, mostra interi quartieri – un tempo brulicanti di vita ordinaria – ora polverizzati, palazzi svaniti nel nulla e un reticolo di strade reso irriconoscibile da montagne di detriti, dove il ricordo di un’esistenza precedente sembra ormai sepolto per sempre.
Mentre il video di Azaiza documenta l’entità statica della distruzione, le operazioni militari israeliane proseguono senza sosta, concentrandosi in particolare su Gaza City. In quella che il governo Netanyahu ha definito l’offensiva finale contro Hamas, carri armati e veicoli militari israeliani – supportati dal fuoco aereo – avanzano tra le macerie, incontrando una resistenza che il rapporto definisce organizzata. Decine di migliaia di persone, secondo quanto riportato, tentano ancora la fuga da un perimetro di combattimento in costante evoluzione, aggiungendo un esodo incessante al panorama di rovina.
La situazione umanitaria, peraltro, rimane al collasso, come testimoniato dai feriti che continuano a confluire verso l’ospedale al-Shifa, una struttura che opera in condizioni estreme sotto la costante minaccia dei bombardamenti che non risparmiano neppure la zona circostante. L’offensiva, che non accenna a placarsi, ha provocato solo nelle ultime ore un bilancio particolarmente grave di 83 vittime palestinesi all’interno della Striscia.




