L'ombra del conflitto si allunga sulla Mostra del cinema di Venezia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre la Mostra del Cinema di Venezia vive i suoi giorni clou, la politica, con il suo carico di drammatica attualità, fa irruzione nei palazzi del Lido, trasformando la kermesse in una cassa di risonanza per le opposte tensioni che dividono il mondo rispetto al conflitto israelo-palestinese. All’annunciata mobilitazione del comitato «Venice4Palestine», che culminerà in una manifestazione sabato, ha infatti fatto da contraltare, in un’improvvisa escalation, la nascita del comitato «Venice for Israel», il quale ha ammonito la Biennale a non «macchiarsi di un primato antisemita».
La polemica, che rischia di oscurare la competizione artistica, ha il suo epicentro nella richiesta avanzata da oltre 1500 firmatari – tra cui spicca l’attore Claudio Santamaria – di ritirare gli inviti agli attori Gal Gadot e Gerard Butler, noti per il loro sostegno pubblico a Israele. Santamaria, difendendo la propria posizione, ha sottolineato come la Mostra rappresenti una «vetrina potente» e come, in un momento in cui «molti giornali e tv non ne parlano», il ruolo degli artisti diventi cruciale per tenere alta l’attenzione su quanto definisce un «genocidio», affidando ai social e alla visibilità del festival il compito di smuovere le coscienze.
Una presa di posizione netta che non ha trovato d’accordo tutti gli addetti ai lavori. Il regista Roberto Andò, presente in rassegna con un docu-film su Ferdinando Scianna, ha definito «un grave errore» la richiesta di escludere i due colleghi, precisando come la sua critica non sia da intendersi come un’approvazione delle scelte del governo israeliano, bensì come una difesa del principio che l’arte e la cultura non debbano essere ostaggi di logiche di boicottaggio.




