Paolo Sorrentino, la nostalgia dei politici "con vocazione" e il tempo per riflettere

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Paolo Sorrentino, presentando a Roma il suo nuovo film “La Grazia” in uscita a metà gennaio, ha dipinto con parole misurate un sentimento di netta disillusione verso la scena pubblica contemporanea, rimarcando invece una personale nostalgia per una certa classe dirigente del passato. Il regista, che definisce se stesso ormai “grande” e poco interessato alla rincorsa ai premi, ha parlato della politica odierna in maniera scevra da entusiasmi, sostenendo che “dovremmo avere più dubbi” perché “le soluzioni proposte risultano spesso affrettate”. Una posizione, la sua, che trae linfa proprio dal protagonista del film, il presidente della Repubblica Mariano De Santis interpretato da Toni Servillo, il quale ripete spesso di aver bisogno di “un ulteriore tempo di riflessione”. Un monito, questo, che Sorrentino eleva a necessità generale in un’epoca di reazioni immediate.

Il confronto con un’altra epoca politica

“Provo nostalgia per quelle figure politiche che vivevano la politica come una vocazione”, ha affermato Sorrentino durante la conferenza stampa, delineando senza mezzi termini un paragone che suona come un giudizio severo sul presente. Quel che sembra mancargli, oggi, è proprio quell’idea di servizio e di passione disinteressata che attribuisce agli esponenti della cosiddetta Prima Repubblica, mentre osserva un panorama attuale dove, a suo dire, tali valori appaiono smarriti. Il suo pensiero, peraltro, non si ferma alla mera constatazione ma si proietta nella narrazione cinematografica: il presidente De Santis, figura taciturna e riflessiva, è chiamato a decidere su delicate istanze di grazia e su una proposta di legge riguardante il fine vita proprio mentre il suo mandato volge al termine, trovandosi così a dover conciliare il peso della scelta con la necessità del dubbio.

Cinema come rifugio dalla semplificazione

Il cinema diventa, in questo senso, lo spazio privilegiato per esplorare la complessità che la realtà spesso comprime. Sorrentino, che ha dichiarato di preferire un registro “più sottotono” rispetto alla comicità esplicita di un Checco Zalone, sembra ricercare nella Settima Arte non il semplice intrattenimento ma uno strumento di indagine filosofica e civile. “La Grazia”, con il suo cast che include anche Anna Ferzetti e Miriam Mariglia e distribuito da PiperFilm, si propone dunque come un’opera di pensiero, un invito a sospendere il giudizio e ad accettare l’ambiguità di questioni etiche supreme. Un approccio che il regista contrappone esplicitamente all’attualità, dove l’immobilismo del passato, pur riconosciuto come “deleterio”, ha lasciato il posto a dinamiche opposte e ugualmente problematiche.

Uno sguardo al futuro oltre i vincoli

Pur guardando al passato con un certo rimpianto, Sorrentino non manca di volgere lo sguardo al futuro, immaginando una società che possa liberarsi da alcuni vincoli morali percepiti come superati. In particolare, accenna al tema del fine vita, uno degli argomenti cardine attorno ai cui ruota la trama del film, suggerendo l’auspicio per un dibattito più maturo e risoluto. La sua riflessione, quindi, pur partendo da un sentimento nostalgico, non si cristallizza nella pura celebrazione di un’epoca conclusa ma si trasforma in una riflessione sul presente e su ciò che verrà, pur mantenendo un tono profondamente scettico verso le certezze facili e le risposte pronte che caratterizzano, a suo avviso, il discorso pubblico odierno.

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