Regolamentazione globale dell’AI, l’Onu cerca una strada tra Usa e Cina
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Redazione Esteri
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L’Onu ha iniziato a portare il tema della regolamentazione globale dell’AI nel dibattito diplomatico internazionale, aprendo un confronto sui rischi legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e sulle possibili regole comuni. Il tentativo delle Nazioni Unite si inserisce in un confronto segnato dalle posizioni divergenti di Stati Uniti, Cina e alcune grandi aziende tecnologiche della Silicon Valley.
La governance dell’intelligenza artificiale arriva sulla scena internazionale
Per anni il confronto sull’intelligenza artificiale si è sviluppato soprattutto a livello nazionale, attraverso iniziative dei singoli governi, oppure in ambito europeo con strumenti come il regolamento sull’AI dell’Unione europea. Parallelamente, diverse aziende private hanno adottato protocolli volontari per affrontare i rischi dei nuovi sistemi generativi. La discussione si sta però spostando verso il livello multilaterale, perché la tecnologia opera oltre i confini dei singoli Paesi e coinvolge questioni legate alla sicurezza, alla ricerca e alla capacità di controllo.
Il dibattito riguarda anche il ruolo che dovrebbero avere istituzioni pubbliche, imprese e comunità scientifica nella definizione delle regole. Nel 2023 un gruppo di circa mille firmatari, tra cui Elon Musk, aveva chiesto una sospensione di sei mesi nello sviluppo di sistemi più potenti di GPT-4. Nello stesso anno Musk ha fondato xAI e ha lanciato Grok, un sistema basato proprio su tecnologie di intelligenza artificiale avanzata.
Un episodio simile è emerso nel settembre 2026, quando Jacob Coxon, ex collaboratore di OpenAI e Anthropic, ha lasciato le due aziende criticando pubblicamente lo sviluppo di sistemi capaci, secondo la sua valutazione, di migliorarsi autonomamente fino a rendere più difficile il controllo umano. Le sue dichiarazioni hanno riportato al centro il tema della sicurezza dei modelli più avanzati.
Il confronto tra Stati Uniti, Cina e imprese tecnologiche
La difficoltà di costruire una disciplina condivisa nasce anche dalla competizione tra diversi modelli di governance. Stati Uniti e Cina hanno approcci differenti sulla gestione dell’intelligenza artificiale e sulle modalità con cui affrontare i rischi associati ai sistemi più potenti. Il confronto riguarda sia gli aspetti tecnici della sicurezza sia la capacità di influenzare gli standard internazionali.
Nel dibattito sulla regolamentazione dell’AI vengono spesso citati precedenti storici di autoregolazione scientifica. Nel 1975, durante la conferenza di Asilomar in California, 140 scienziati definirono criteri di contenimento progressivo per gli esperimenti sul DNA ricombinante, contribuendo alla ripresa della ricerca dopo una fase di forte cautela. Nel 2018 lo scienziato cinese He Jiankui annunciò invece la nascita di Lulu e Nana, considerate le prime gemelle geneticamente modificate, riaprendo il confronto sui limiti della sperimentazione biotecnologica.
Secondo un’analisi del Center for Strategic and International Studies, nel 2026 sono emerse diverse iniziative internazionali sulla governance dell’AI: il dialogo globale delle Nazioni Unite, iniziative guidate dagli Stati Uniti e il progetto cinese WAICO, la World Artificial Intelligence Cooperation Organization. Le iniziative mostrano come il confronto non riguardi soltanto i contenuti delle regole, ma anche chi avrà il ruolo di definirle.
Il ruolo dell’Onu e la richiesta di un nuovo multilateralismo
Le Nazioni Unite stanno cercando di creare uno spazio di confronto che coinvolga governi, imprese, ricercatori e società civile. L’Onu ha sottolineato che nessun Paese può affrontare da solo la governance dell’intelligenza artificiale e che la cooperazione internazionale è necessaria per ridurre le differenze nell’accesso a infrastrutture, competenze e risorse tecnologiche.
Il tema è stato collegato anche alle altre grandi sfide globali. Il presidente del Consiglio europeo António Costa, intervenendo il 24 settembre 2026 all’81esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, ha indicato il multilateralismo come strumento per affrontare questioni come intelligenza artificiale, pandemie, crisi climatica, sicurezza alimentare e instabilità finanziaria.
Costa ha inoltre richiamato la necessità di riformare il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, indicando tra gli ostacoli del sistema internazionale la polarizzazione geopolitica, i vincoli finanziari e le carenze istituzionali. Il confronto sulla regolamentazione dell’AI si inserisce quindi in una discussione più ampia sul funzionamento degli organismi internazionali.
La ricerca di una regolamentazione globale dell’AI si trova davanti a una difficoltà centrale: coordinare Paesi con interessi tecnologici ed economici diversi senza bloccare lo sviluppo della ricerca. Le Nazioni Unite hanno avviato il dialogo, ma il confronto tra modelli differenti di governance continua a definire il percorso verso eventuali regole condivise.
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