Adriano Celentano riappare sui social con una frase e una foto: “Potrei anche peggiorare… ma non ve lo garantisco”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non una dichiarazione, non un’intervista, non una comparsata televisiva annunciata da settimane di retroscena e smentite. Adriano Celentano, che di anni ne ha ottantotto dal 6 gennaio scorso e che da tempo immemore – l’ultima volta fu nel 2019 con quello speciale per Canale 5 legato alla serie animata Adrian – sembrava aver archiviato la dimensione pubblica per ritirarsi in quella privatissima, con la moglie Claudia Mori, le figlie e pochissimi altri, ha invece scelto una modalità che di tradizionale non ha nulla. Ha pubblicato un video, o meglio un montaggio di immagini tratte da Rock Economy, quello show del 2012 all’Arena di Verona che rappresentò il suo ultimo, vero trionfo televisivo in termini di ascolti e di presenza scenica; e lo ha fatto sul suo profilo Instagram, quel Celentanoinesistente che già nel nome contiene una dichiarazione di poetica, e lo ha fatto senza preavviso, senza filtri, senza quell’apparato di comunicati che di solito accompagna i grandi ritorni. Le note di Soli fanno da colonna sonora a spezzoni di un Adriano che cammina, gesticola, osserva il pubblico come solo lui sa fare; poi, in chiusura, uno scatto attuale, il viso segnato ma lo sguardo identico a quello di cinquant’anni fa, e una riga scritta, secca, ironica, affilata: «Potrei anche peggiorare … ma non ve lo garantisco!». Una frase che è già un manifesto, e che ha riacceso in poche ore i commenti di chi lo ha sempre seguito, di chi gli scrive «Manchi in tv» e di chi, più semplicemente, gli manifesta affetto senza necessariamente aspettarsi nulla.

La scelta delle immagini, del resto, non è affatto casuale e merita di essere analizzata per quello che è, cioè un’operazione di memoria attiva piuttosto che di nostalgia passiva. Perché Rock Economy, quello spettacolo dell’ottobre 2012, non fu solo un evento televisivo di quelli da dieci milioni di spettatori e oltre; fu anche, e forse soprattutto, il punto di arrivo di un’assenza durata diciotto anni dalle scene della televisione italiana, un ritorno atteso con una pazienza che solo il pubblico di Celentano sapeva avere e che venne ripagato con un format ibrido, provocatorio, lontano anni luce dai varietà confezionati a tavolino. Rivangare oggi quelle riprese, riproporle sullo schermo di un cellulare mentre si diffondono voci insistenti – alcune alimentate dalla stessa Rai, altre nate nei corridoi di viale Mazzini – su un possibile, ennesimo rientro, significa probabilmente voler riaffermare una continuità: quello sguardo lì, quella postura, quella capacità di tenere il palco come se fosse un salotto e insieme una piazza, non sono mai veramente scomparsi. Semplicemente, se ne sono stati in disparte.

La lettera di Claudia Mori, la risposta della Rai e il nodo Sanremo

Per comprendere la temperatura di questa apparizione, per quanto fugace e volutamente ellittica, occorre però fare un passo indietro di qualche mese, al settembre del 2025, quando Claudia Mori – che di Celentano è moglie, agente, consulente, custode – scrisse una lettera indirizzata all’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi. Non era una supplica, non era neppure una richiesta formale di spazio televisivo; era piuttosto una domanda secca, quasi un ultimatum: «Vi interessa sul serio il ritorno di Celentano?». La replica arrivò, pubblica e articolata, e in quella replica Rossi definì «un sogno» la possibilità di riavere il Molleggiato nei palinsesti, aggiungendo però una condizione che suonava anche come una precisazione di intenti: non ci si accontenta di materiale d’archivio, non si vuole semplicemente attingere alle teche, ma si mira a costruire «un rientro all’altezza della sua leggenda», una serata speciale, un evento che sia tale non solo nel nome. E, udite udite, venne menzionato anche il Festival di Sanremo, quello del 2026, con una disponibilità – «se Adriano vorrà, lo accoglieremo a braccia aperte» – che all’epoca colse di sorpresa persino il direttore artistico Carlo Conti, evidentemente non consultato prima di quella dichiarazione pubblica. Da allora, il silenzio era tornato a calare sulla vicenda, interrotto solo da qualche dichiarazione rassicurante della figlia Rosita, la quale aveva descritto il padre come un uomo con «una testa che viaggia come se ne avesse quaranta», innamorato della moglie come il primo giorno e immune, diceva, da quel successo che lui stesso le aveva insegnato a maneggiare con cautela per non restarne isolati.

L’assenza e la riapparizione: il peso di una frase

Questo video, dunque, arriva in un momento di delicatissimo equilibrio. Da una parte c’è l’offerta – o la suggestione, a seconda dei punti di vista – di un ritorno sul palco dell’Ariston, che per uno come Celentano rappresenterebbe inevitabilmente un evento mediatico di portata colossale, un’altra pagina di storia della televisione italiana; dall’altra c’è la natura stessa del personaggio, la sua imprevedibilità quasi patologica, quel suo amore per il controcampo e per la sparizione proprio quando tutti lo reclamano. La frase che ha scelto di accompagnare la sua immagine attuale, «Potrei anche peggiorare … ma non ve lo garantisco», è esemplare di questa cifra stilistica: non è una promessa, non è una minaccia, non è neppure una battuta fine a se stessa. È una dichiarazione di sovranità. L’uso del condizionale, la pausa sospensiva, quella negazione finale che toglie ogni certezza a chi legge – «non ve lo garantisco» – configurano un messaggio che al tempo stesso dice e disdice, si offre e si ritrae. È il modo di Celentano di tornare senza tornare, di farsi vedere senza concedersi, di ricordare al pubblico che lui c’è, sì, ma alle sue condizioni, e che quelle condizioni potrebbero anche non coincidere con le aspettative di nessuno. Nemmeno della Rai, nemmeno di Sanremo, nemmeno dei fan che sotto il post scrivono «Il nostro Re da sempre e per sempre» o «Ti aspettiamo e ti vogliamo bene».

Il peso di Rockpolitik e dei precedenti

Chiunque ricordi le sue apparizioni televisive, da Rockpolitik del 2005 – quattro puntate da quaranta e passa per cento di share, con ospiti che andavano da Benigni a Santana, da Ramazzotti a Battiato – fino a quel celeberrimo e controverso Sanremo del 2012, quando il suo monologo sulla Chiesa e sulla religione gli attirò critiche feroci persino da Famiglia Cristiana che lo definì «piccolo attivista dell’ipocrisia», sa bene che il rapporto di Celentano con la televisione non è mai stato, né potrebbe essere, di semplice compiacenza. Le sue apparizioni sono sempre state eventi, certo, ma anche terremoti, rotture del cerimoniale, atti di disobbedienza scenica. Ecco perché la sua riapparizione social, in questo febbraio 2026, mentre il Festival è alle porte e le scalette si definiscono ora per ora, ha il sapore di una mossa studiata a tavolino o forse, al contrario, di un impulso improvviso, di quelli che solo chi ha sempre agito d’istinto può permettersi. Le immagini dell’Arena di Verona, quelle folle, quella musica, restituiscono l’immagine di un artista che la scena non l’ha mai abbandonata davvero, semmai l’ha solo messa in pausa. E se è vero che la figlia Rosita lo descrive come un uomo sereno, lontano dalle logiche del business e concentrato su affetti e riflessioni personali, è altrettanto vero che il suo messaggio – stringato, ambiguo, splendidamente indecifrabile – ha già ottenuto l’unico risultato che forse si prefiggeva: riportare l’attenzione su di sé. Il resto, inclusa quell’ipotesi Sanremo che i bene informati danno per possibile ma che nessuno ha mai confermato, è ancora tutto da scrivere.

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