Ferretti, il socio cinese e quel tesoretto militare che fa tremare la geopolitica
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Redazione Economia
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Il cantiere navale che produce sogni galleggianti, quelli dei super yacht firmati Riva, Pershing e Custom Line, si trova oggi al centro di una partita che poco ha a che fare con il lusso e molto con gli equilibri delicati tra Roma e Pechino. L’assemblea degli azionisti della Ferretti, in calendario il 14 maggio, non è un semplice appuntamento di routine: vi si gioca il futuro del gruppo, conteso tra il socio di maggioranza Weichai – colosso controllato dalla provincia cinese dello Shandong, che detiene il 39 per cento delle quote – e il fondo d’investimento Kkcg, facente capo al miliardario ceco Karel Komárek. Eppure, la posta in palio, a guardare i numeri, sembrerebbe quasi irrisoria se non fosse per un dettaglio che cambia radicalmente la natura della sfida: quel 0,4 per cento del fatturato generato dalla Ferretti security division (Fsd), poco più di cinque milioni di euro incassati a fine 2025, è in realtà un tesoretto di tecnologia militare.
Un braccio armato dal peso specifico inaspettato
La divisione non produce certo derive per diportisti. Stiamo parlando, e il caso vuole che sia proprio il caso a dirlo, di un’unità “armata” nel senso più letterale del termine, sebbene i dettagli operativi restino avvolti da un riserbo che tradisce la natura sensibile dell’attività. È qui, in questa nicchia di altissima specializzazione, che si annida la vera posta della contesa. Perché mentre la cantieristica navale di lusso può essere gestita come un affare come un altro, la produzione di componenti o sistemi a duplice uso – civili e, appunto, militari – trasforma immediatamente qualsiasi conflitto societario in una questione di sicurezza nazionale. Da qui la crescente attenzione del governo italiano, che osserva la partita senza poter (o volere) intervenire direttamente, ma con la consapevolezza che un azionista forte legato a Pechino, in un momento di tensioni transatlantiche come quello attuale, non è mai solo un socio.
L’idea che circola: affari con i cinesi, tra pragmatismo e rischi
Un ragionamento, questo, che impregna di realismo gli ambienti finanziari: dato che fare business con gli americani è diventato oltremodo complesso – si pensi alle barriere commerciali e alla dottrina protezionista che, a più di un anno dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, si è ormai stabilizzata – molti imprenditori europei sussurrano tra sé una soluzione apparentemente semplice: «faremo business con i cinesi». Peccato che la realtà, come insegna il celebre caso Pirelli-Sinochem, sia molto più ostica. Non si tratta solo di cedere quote, ma di governare tecnologie, brevetti e know-how che, una volta trasferiti, non tornano più indietro. La battaglia per il controllo della Ferretti è, da questo punto di vista, un perfetto laboratorio vivente di quelle contraddizioni.
Misano Adriatico, il museo di un visionario che compie ottant’anni
Sulla terra ferma, in via Enzo Ferrari a Misano Adriatico, una coincidenza onomastica che non è mai solo un caso, c’è chi di quelle barche ha fatto una vita intera. Norberto Ferretti, il fondatore, ha spento ottanta candeline dieci giorni fa, il 10 maggio, e la sua creatività non accenna a fermarsi. Lì, nella zona industriale, ha voluto il Museum NF Refitting (NF per Norberto Ferretti), inaugurato nel 2021: un scrigno di ottocento metri quadrati che custodisce la memoria di un’avventura umana e imprenditoriale iniziata con il fratello Alessandro, scomparso nel 1995. Non si solcano i mari, in quel museo, ma si cammina tra motori, prototipi, trionfi e quel mix di energia e ostinazione che ha reso Ferretti uno dei re mondiali dello yachting. «Ottant’anni senza rimpianti», ha detto di recente, e il tesoretto militare della sua creatura – quella Fsd che oggi rischia di diventare un oggetto del desiderio geopolitico – è la prova che la sua eredità è ben più complessa di uno scafo lucidato.




