Rapina milionaria a Portofino, un fermo alla stazione di Milano
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Redazione Interno
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La scelta apparentemente ordinaria di viaggiare in treno si è rivelata fatale per un uomo sospettato di uno dei colpi più audaci degli ultimi mesi sulla costa ligure. I Carabinieri della Compagnia di Santa Margherita Ligure, coordinati dalla Procura di Genova, hanno infatti eseguito un fermo di indiziato di delitto nei confronti di un cittadino serba, ritenuto uno degli autori materiali della rapina a mano armata consumata lo scorso 25 agosto ai danni della gioielleria "Cusi", nel cuore di Portofino. L'operazione, condotta con il supporto fondamentale della Polizia Ferroviaria, ha trovato il suo epilogo nell'affollato scalo di Milano Centrale, dove il soggetto, che secondo le indagini viveva in modo irregolare in Italia spostandosi frequentemente, è stato intercettato nel corso di un controllo di routine inserito nel dispositivo "Stazioni Sicure".
Il controllo che ha fatto scattare l'allarme
Il fermo, che segue un'intensa attività investigativa, è scattato nel momento in cui gli agenti, verificate le generalità del 34enne durante il normale espletamento delle loro funzioni, hanno riscontrato come il suo nome corrispondesse a quello di un individuo gravemente indiziato per il grave fatto di sangue. Quel che era iniziato come un'accertamento di prassi si è quindi trasformato nell'arresto di un uomo sospettato di aver partecipato, insieme a un complice rimasto per ora senza nome, a un'azione criminale di grande impatto, compiuta in pieno giorno e in una località simbolo del turismo internazionale, con un bottino stimato attorno al milione e mezzo di euro. L'episodio, che aveva gettato nello sconcerto la riviera, era avvenuto in una cornice di ordinaria frequentazione estiva, un dettaglio che ne aveva acuito la gravità, mettendo in luce la spregiudicatezza dei malfattori.
La dinamica dell'agguato di agosto
La ricostruzione degli inquirenti, che ora si avvale di questo primo, importante tassello, delinea una rapina pianificata e violenta, portata a termine da due uomini armati che, approfittando della calma di una giornata di fine estate, fecero irruzione nel prestigioso esercizio. Senza entrare nei dettagli più crudi dell'azione, per la quale si procede per rapina aggravata, si apprende che i due, dopo essersi impossessati di un ingente quantitativo di preziosi, riuscirono a dileguarsi, lasciando sul posto solo le prime, confuse testimonianze e l'inevitabile senso di vulnerabilità. L'attività dei Carabinieri, sin dalle prime ore, si è quindi concentrata sull'analisi di ogni possibile traccia, materiale e digitale, per risalire all'identità e ai movimenti degli autori, un lavoro che ha progressivamente circoscritto il campo fino a individuare il soggetto poi bloccato a Milano.
Lo sviluppo delle indagini dopo il fatto
La cattura, avvenuta a distanza di settimane dal fatto, dimostra come il lavoro investigativo abbia proceduto su binari paralleli, incrociando informazioni tradizionali con le possibilità offerte dai sistemi di allerta e controllo del territorio. L'uomo, come accertato, non aveva un regolare permesso di soggiorno, circostanza che ne rendeva più complessa l'individuazione, ma al contempo ne limitava la possibilità di uscire dai confini nazionali attraverso canali ufficiali. La sua abitudine a servirsi della rete ferroviaria per i propri spostamenti, considerata forse un anonimato sicuro, è stata invece l'elemento che ha permesso alle forze dell'ordine di chiudere il cerchio. La Procura di Genova, titolare delle indagini, ha convalidato il fermo, avviando ora la fase successiva del procedimento che dovrà accertare, in sede giudiziaria, ogni responsabilità penale.




