Redditi, il Nord domina ancora: Milano regna tra i capoluoghi, ma il paese più ricco è Maccastorna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La fotografia scattata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, rielaborata dall’analisi di Excellera, restituisce un’Italia sempre più divisa a metà, ma con qualche sorpresa statistica capace di ridisegnare le mappe tradizionali del benessere. Milano si conferma, infatti, il capoluogo di provincia con il reddito medio complessivo più alto, attestandosi a 40.316 euro; un dato, questo, che segna un incremento del 3,3% e che tiene saldo il primato del capoluogo lombardo nonostante le fluttuazioni economiche dell’ultimo anno. Alle sue spalle, seppur a distanza, si piazzano Monza (35.628 euro) e Bergamo (34.263 euro), mentre nella top ten delle grandi città spiccano la crescita di Bologna (32.302 euro) e la rimonta di Roma (31.423 euro) e Napoli (24.388 euro). A livello microterritoriale, poi, il predominio meneghino diventa un vero e proprio monopolio: i quartieri più esclusivi – ovvero CityLife, il quadrilatero del Duomo-Brera e la zona di Sant’Ambrogio – restano saldamente in cima alla classifica nazionale, lì dove il censo si veste di lusso e architettura contemporanea.

La sorpresa lodigiana: quando un piccolo comune batte i giganti del lusso

Se si allarga lo sguardo dai grandi centri urbani ai piccoli Comuni, però, la geografia della ricchezza subisce un terremoto statistico. Con buona pace del "bauscia" doc, e del suo immaginario stereotipato fatto di aperitivi e grattacieli, quest’anno il Comune più ricco d’Italia non è Milano. Il titolo va a Maccastorna, un centro di appena 76 contribuenti sperduto nella campagna lodigiana, una realtà quasi anonima che di recente era finita sulle cronache – ahinoi – per il crollo di una passerella ciclopedonale sull’Adda. Qui, il reddito medio dichiarato vola oltre i 72mila euro (72.684 euro per la precisione), un balzo del +195,8% in un solo anno. Una crescita che non racconta tanto un miracolo economico locale, quanto piuttosto un effetto “condominio”: in un comune con così pochi residenti, il trasferimento di un solo contribuente ad altissimo reddito – o di una famiglia facoltosa come quella degli imprenditori agricoli della zona – è sufficiente a gonfiare la media in modo esponenziale, un fenomeno statistico già osservato in precedenza per località come Lajatico.

Toscana e divari: Siena tiene il passo, ma il Sud accelera (poco)

Scendendo lungo la Penisola, emergono altre conferme e qualche accelerazione. Nel panorama dei capoluoghi toscani, Siena riconquista la palma di regina regionale del reddito: con 30.472 euro pro capite, la città del Palio si posiziona davanti a Firenze (30.016 euro) e Pisa (29.359 euro), chiudendo idealmente il podio toscano. Un dato, quello senese, che se incrociato con le statistiche demografiche appare però contraddittorio: la provincia è infatti la terza in Italia per tasso di invecchiamento, con un quarto della popolazione over 65 a fronte di pensioni medie spesso sotto i 1.500 euro, segno che la media “alta” del capoluogo fatica a raccontare la povertà diffusa nelle periferie sociali. Guardando invece al Sud, la narrazione è quella di un treno che prova a recuperare velocità ma che viaggia ancora su un altro binario. Se le percentuali di crescita nelle regioni meridionali (come Calabria e Puglia, intorno al +4,6%) hanno superato quelle settentrionali, in termini assoluti il divario resta abissale: si va dai 36.188 euro di Milano ai soli 14.953 di Foggia, con un gap superiore ai 21mila euro che separa la pianura Padana dalle province più in difficoltà.

Numeri che pesano, tra aneddoti statistici e strutture profonde

L’analisi di Excellera, dunque, non si limita a fotografare il momento d’oro delle metropoli del Nord, ma mette il dito nella piaga delle distorsioni territoriali. Maccastorna, pur rappresentando l’anomalia divertente di questo censimento (un paese senza banca né scuola che si ritrova "più ricco" di Portofino), racconta in realtà la fragilità della media statistica quando la base demografica è esigua. Allo stesso modo, la crescita costante di città come Napoli o Roma (+3,8%) dimostra resilienza, ma non intacca più di tanto il primato assoluto del capoluogo lombardo. La fotografia congelata nei dati del Mef evidenzia così una struttura a doppia velocità: da un lato la locomotiva del Nord-Ovest e i suoi quartieri esclusivi, dall’altro un Mezzogiorno che corre in percentuale senza però accorciare realmente la distanza sul traguardo.

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